lunedì 10 ottobre 2011

PUNTO ZERO



Cari amici, condividiamo con piacere la newsletter arrivata dalla Stazione Celeste.
Per saperne di più, cliccare sul link sotto riportato:


)*(Stazione Celeste)
 
News-letter inviata il 10.10.2011

 Cari compagni di viaggio, forse non tutti se ne sono accorti ma questi ultimi mesi dell'anno, e in particolare proprio questo mese di ottobre, ci troviamo in un momento molto particolare,  se visto con gli occhiali della nuova energia, perchè come già vi dissi nella news-letter di fine luglio se ci deve essere un periodo che potremmo chiamare punto zero è proprio questo e non i mesi finali del 2012, le ragioni ve le ho elencate in quella news-letter quindi se non l'avete letta vi invito a leggerla qui affinché possiate meglio comprendere quello che vi dirò di seguito.

 Diciamo che forse sarebbe più corretto dire che da questo mese, ottobre 2011, inizierà un arco temporale che possiamo definire punto zero, e che si concluderà con la fine del 2012. Per tutti noi che da tempo seguiamo questo percorso spirituale e che da anni ci nutriamo di informazioni spirituali pubblicati in libri o in siti come Stazione Celeste, l'alba del 2013 non potrà che essere un nuovo inizio: una porta aperta verso uno nuovo mondo. E questo a prescindere da ciò che accadrà in questi 15 mesi, potrebbe anche non accadere nulla di eclatante, ma solo il fatto di aver dato valore a messaggi che parlavano del 2011 e del 2012 come anni importanti rispetto a quel processo evolutivo e spirituale che molti chiamano ascensione a una nuova densità o dimensione (ma che io preferisco più semplicemente chiamare passaggio ad un nuovo paradigma di percezione della realtà), solo il fatto di aver messo un forte accento su questi 2 anni ha inevitabilmente influenzato la nostra struttura di credenze, e poiché, come ben sappiamo, sono le nostre stesse credenze a condizionare (per non dire creare) la nostra realtà, la percezione che noi abbiamo del 2013 e degli anni che seguiranno è certamente molto più positiva, almeno lo è fino a questo momento. Questo è quello che mi trasmette il mio sentire quando penso agli anni dopo il 2012, li vedo anni più luminosi di quelli che stiamo attraversando ora, ma anche anni in cui persone come noi che hanno fatto la scelta di percorrere la via della luce, dovranno assumersi la piena responsabilità della propria esistenza e del proprio compito di vita. 

 
Ad esempio, se questo movimento, questa "moltitudine inarrestabile" di esseri umani che in numero sempre maggiore sta risvegliando la propria coscienza ad una nuova (che poi nuova non è) visione spirituale dell'esistenza potesse essere vista, attraverso una metafora (che poi metafora non è) come un solo essere umano, allora ciò significherebbe che quell'essere umano all'alba del 2013 diventerà maggiorenne: lascerà la casa di mamma e papà, e quindi anche la fase adolescenziale della sua vita, e inizierà a camminare con le sue gambe, con entusiasmo e la gioia nel cuore verso una nuova casa, la sua casa, e una nuova vita, ricca di nuove opportunità. Ma affinché ciò avvenga nel migliore dei modi, quel ragazzo deve prepararsi a quel momento e dovrà liberarsi di tutte quelle cose che riterrà non necessarie e inutili nella nuova vita. Questo processo di alleggerimento molti di noi hanno iniziato a farlo già da diversi anni, chi più, chi meno, chi prima e chi dopo, e molti continueranno a farlo anche nei prossimi mesi e anche anni...  Ma secondo me, il modo più giusto per farlo è quello di essere consapevoli del fatto che più che lavorare per se stessi, si sta lavorando per quel ragazzo (di cui noi siamo parte integrante) che sta diventando maggiorenne e che in realtà non rappresenta solo i "risvegliati" ma tutta l'umanità.

 Cosa potrebbe accadere al mondo in questi 15 mesi? Tutto o niente, ma in fondo non è questo ciò che conta, potrebbero accadere enormi cataclismi in terre lontane e che quindi non toccano né noi né la nostra sfera affettiva, o potrebbe non accadere nulla di esterno ma levarsi dentro di noi tsunami interiori, impercettibili agli occhi degli altri, ma capaci di squarciarci l'anima.... Nessuno puoi dire cosa avverrà e ognuno sarà l'unico e il solo testimone della propria realtà.... 

 
L'invito che faccio a voi, e a me stesso, è quello di vivere i prossimi 15 mesi cercando di stare il più possibile centrati nel momento presente, e questo non sarà sempre facile, anche perchè molti si dovranno quotidianamente confrontare con quella forza generata da quella attesa in un imminente cambiamento positivo (o negativo) che li allontanerà dal presente togliendogli inesorabilmente potere. Mentre più saremo centrati nel presente più avremo il potere di manifestare la nostra essenza e la nostra Luce... e quindi aiutare anche quelli, tra coloro che abbiamo intorno, che hanno meno "visibilità" di noi.... Come fare ciò? Di modi ce ne sono tanti ed ognuno troverà i suoi... basta chiederli e si manifesteranno, questo è quello che da sempre ci hanno detto, i maestri, le guide e gli esseri di luce...  certamente un modo che può aiutarci a rimanere saldi nel presente è quello di affrontare questi giorni avendo la certezza nel cuore che è semplicemente inevitabile che quel ragazzo diverrà in quel giorno all'alba del 2013 maggiorenne :)

 
Buona continuazione di questo stupendo viaggio…

 
Pietro)*

domenica 9 ottobre 2011

La mente è più forte dei Geni Bruce Lipton (1/16) fisica quantistica e medicina


EPIGENETICA






EPIGENETICA: conversazione con Bruce Lipton
La Biologia delle CredenzeNOVITÀ: finalmente anche in italiano il libro di Bruce Lipton LA BIOLOGIA DELLE CREDENZE - Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula



Bruce H. Lipton


Durante il periodo in cui Bruce Lipton, Ph.D [vedi Scienza e Conoscenza n°10], lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze.


Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati. Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles” (N.d.T.: Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli) (2005: Mountain of Love/Elite Books). Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.


Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente. I carboidrati ci fanno ingrassare? Sì,se lo crediamo. Saremo amati, avremo successo nel lavoro, saremo ricchi? Se ci crediamo, lo saremo.


Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste?












Bruce Lipton Ph.D. è un’autorità mondiale per quanto concerne i legami tra scienza e comportamento. Biologo cellulare, ha insegnato Biologia Cellulare presso la facoltà di Medicina dell’Università del Wisconsin e si è dedicato in seguito a ricerche pionieristiche alla School of Medicine della Stanford University. È stato ospite di decine di programmi radiotelevisivi ed è un conferenziere di primo piano. Le sue rivoluzionarie ricerche sulla membrana cellulare hanno precorso la nuova scienza dell’epigenetica e hanno fatto di Lipton una delle voci più note della nuova biologia.


L'INTERVISTA
Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia.
Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata. 
BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica. Ci spiegheresti di che cosa si tratta?
BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.


BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.
BL: Sì.

BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.
BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece - la natura della cooperazione e della comunità - è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso - e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente - Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.

BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?
BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula - che ci porta fuoristrada - e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula.
I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo.
Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.
BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.
BL: Assolutamente.
BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.
BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.

BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?
BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.

BS: Come possiamo cambiare le nostre percezioni o credenze fino a quel punto?
BL: La prima cosa è acquisire le nuove percezioni di come funziona la vita. Lasciare andare o riconsiderare le percezioni con le quali ci siamo formati, che, inevitabilmente, sono vittimizzanti: sono fragile, l’ambiente mi può attaccare, lo zucchero fa male. Queste sono credenze acquisite. Ma la questione è, sono veramente vere? Sono vere se questo è ciò che credi, dal momento che la percezione governa la biologia. Se sono programmato dalla percezione che lo zucchero è dannoso alla mia biologia e lo mangio, allora essendone a conoscenza intossico il mio sistema con la credenza, non con lo zucchero. La maggior parte di queste percezioni si manifestano come credenze limitanti o auto-sabotanti su quello che possiamo o non possiamo fare. Come l’auto-guarigione.
La tendenza è, no, non ti puoi guarire da solo, devi andare da qualcun altro che ti guarirà. Santo cielo! Dopo parecchi miliardi di anni di evoluzione, il sistema fu progettato per auto-guarirsi. Per quanti milioni di anni gli esseri umani hanno fatto senza medici? Perché abbiamo bisogno di così tanti medici ora? Perché la percezione è che siamo deboli e fragili, ed abbiamo bisogno del loro aiuto. Bene, questa è una percezione.
Quando eliminiamo questa percezione ed iniziamo ad immettere nuove percezioni, allora cambiamo la risposta della nostra biologia al mondo che ci circonda. Man mano che cambiamo le nostre percezioni, cambiamo le nostre risposte. Le percezioni con le quali operi – ti danno sostegno o te lo tolgono? Ti rendono più forte o più debole?Queste percezioni sono nel subconscio, che controlla il 95 per cento della nostra vita. E, quando lo fa, lo fa senza che noi ce ne accorgiamo. Non vediamo di fatto i programmi che sono automatici. Funzionano perché il conscio è occupato, ed i programmi automatici ne prendono il posto.
Quando il conscio è occupato a fare qualcosa, non sta osservando se stesso. Ci sono due fattori che ci aiutano a capire questo. Uno, la mente cosciente opera con un processore da 40 bit, che significa che può interpretare ed elaborare 40 bit di stimoli nervosi – un bit è uno stimolo nervoso – al secondo. Il che significa che entrano 40 stimoli al secondo e la mente cosciente li discerne e li capisce. La mente subconscia in quello stesso secondo sta elaborando 40 milioni di bit. Da rilevare: se confronto l’elaborazione della mente conscia con quella subconscia, la subconscia è un milione di volte più potente nell’elaborare informazioni. Elemento numero due: i neuroscienziati cognitivi dicono che il 5 per cento del nostro comportamento giornaliero è controllato dalla nostra mente cosciente ed il 95 per cento dal programma subconscio. Perciò nella nostra esistenza quotidiana, la mente subconscia è la fonte più potente della nostra biologia. La mente subconscia è un nastro registratore. Non c’è nessuno lì. È praticamente un congegno di stimolo-risposta. Non c’è bisogno di esserne coscienti. Voi ve ne andate in giro per il mondo, e farà quello che deve fare senza che dobbiate pensarci.Quando la mente cosciente è occupata, non sta osservando il subconscio.
Ed il subconscio è composto dai programmi fondamentali che abbiamo ricevuto dagli altri nei primi sei anni. Mentre si vive la vita con le nostre intenzioni e i desideri della mente cosciente, il 95 per cento del comportamento viene dalla mente subconscia, che è stata programmata da altri.E la maggior parte di tale programmazione è veramente limitante. Non ti puoi guarire da solo, non sei abbastanza intelligente, non ti meriti le cose buone, non sei bravo in disegno o quello che è. Queste affermazioni diventano programmi subconsci, che si attivano quando non faccio attenzione. La mente cosciente nella maggioranza è occupata a pensare al futuro o al passato. E se il conscio è occupato in questo, nel momento presente, si è veramente guidati dal subconscio. Il vostro cosciente è occupato a cercare di pensare: “Mi merito un aumento e di certo dovrei salire di grado in questa ditta.” Mentre lo fate di certo, state operando dal subconscio, e quello ha un programma che afferma che non vi meritate le cose. Qual è allora l’espressione del vostro comportamento? Il comportamento che è coerente con “Non mi merito.” Ciò significa che farete degli errori o altro che renderanno legittimo che non vi meritiate le cose. Non ve ne rendete conto perché non l’avete visto all’opera, e diventate frustrati riguardo la vostra vita perché ci provate così tanto ad avere successo e non andate mai da nessuna parte. E poi, ovviamente, la tendenza è, non sei tu, è il mondo ad ostacolarti. La grande e bizzarra sorpresa è che il mondo vi darà qualsiasi cosa. E’ il vostro stesso sé che è d’intralcio.

BS: Come facciamo a vincere l’opposizione della nostra programmazione subconscia?
BL: Diventane cosciente. Ci sono un paio di modi di farlo. Il modo più antico è quello dell’attenzione Buddhista. Se sei cosciente di essere qui in questo momento, mentre fai questo stupido errore, osservi l’errore, e potresti rimediarlo. La consapevolezza, però, è una cosa molto difficile da addestrare, ed è anche un processore da 40 bit che cerca di far funzionare completamente il processore da 40 milioni di bit. Perciò, per la maggior parte della gente è una procedura molto difficile perché le loro vite sono così indaffarate e sono talmente occupati che non riescono a prendere atto di ciò. L’altro modo è, puoi ritornarci dentro e riscrivere il programma, ma ci sono due cose che devi fare: A) Identificare il programma, e B) Eseguire una procedura per riscriverlo. Quello che riflette è qualcosa alla quale la maggior parte della gente non ha fatto attenzione e è da dove vengono la maggior parte dei problemi. Pensano che possono semplicemente parlare alla mente subconscia e che questo la migliorerà. Ma la mente subconscia è un nastro registratore. Mettete un nastro nel vostro mangiacassette, accendetelo, e poi ditegli di riprodurre qualcosa di diverso. Il fatto è, che lì, non c’è nessuno. Non farà niente. Ed il potere del pensiero positivo – la maggior parte della gente dice, il potere del pensiero positivo! Provalo! E quando non funziona si sentono peggio perché non possono neanche fare quello. Perché non funziona? Perché se il programma subconscio non è allineato con la direzione conscia, allora si ha un programma che funziona su un processore di 40 milioni di bit 95 per cento del tempo, che vi tira giù mentre voi impiegate il 5 per cento del vostro tempo nella vostra immaginazione pensando pensieri positivi, mentre il vostro subconscio sta conducendo lo spettacolo e sabotandovi proprio nel bel mezzo dei vostri pensieri positivi.Il pensiero positivo funziona solo se le credenze nel subconscio sono in linea con esso, o se siete completamente attenti. Se siete totalmente attenti ed usate quel desiderio di essere positivi e far funzionare le cose, allora vi accorgerete quando il vostro subconscio sta facendo andare un nastro e voi potete cancellarlo. Ma se non siete attenti e pensate solo pensieri positivi, allora non state conducendo lo spettacolo. Da qui vengono i conflitti. E, ovviamente, se voi foste così positivi nella vostra mente e pensaste che state conducendo lo spettacolo e pensando che non funzioni, ovviamente il mondo vi è contro. No, il mondo non vi è contro, sono i programmi limitanti ed auto-sabotanti che acquisiamo in gioventù. Qui è dove dobbiamo azzerarci.



La strada fangosa. Da 101 storie Zen






Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto.
Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada.
«Vieni, ragazza,» disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere.
Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. «Noi monaci non avviciniamo le donne» disse a Tanzan «e meno che meno quelle giovani e carine. E' pericoloso. Perché l'hai fatto?».
«Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù» disse Tanzan. «Tu la stai ancora portando con te?»
 

mercoledì 5 ottobre 2011

GIOCO YOGA 2011/2012


LA NOSTRA ASSOCIAZIONE E' FELICE DI RIPRENDERE IL CONSUETO APPUNTAMENTO SETTIMANALE DEDICATO AI NOSTRI BIMBI IN COMPAGNIA DELLA ZIA ORNELLA.
GIOCO YOGA, UN'ORA ALLA SETTIMANA DEDICATO ALLA CONOSCENZA DI SE ED ALLO STARE IN GRUPPO.

PASSATE PAROLA
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!




martedì 4 ottobre 2011

CLEMATIS - FIORE DI BACH




Rapporto realistico con la propria creatività

  • Stato d'animo "bloccato": 
    Clematis ha la testa fra le nuvole, manca la memoria, si è facilmente distratti. Il pensiero è molto spesso rivolto al futuro, a volte per sfuggire al presente e ai relativi problemi.
    La testa tra le nuvole, sentirsi svampiti, fantasticare troppo sono tutte caratteristiche di questo fiore di Bach la cui pianta, rampicante, cresce molto in alto ma con una radice molto profonda che rende difficile estirparla.
    Anche Clematis è adatto per lo studio e la concentrazione e fa parte della miscela per gli esami. L'aspetto trasformato del fiore permette di concretizzare più facilmente i propri sogni come la sua radice.
  • Stato d'animo "trasformato": 
    Si realizzano i sogni con capacità, fantasia e praticità. Si è perfettamente in contatto con la propria creatività.
  • Stati d'animo e sintomi collegati al fiore in ordine di importanza:
    • Mancanza di concentrazione per distrazione
    • Si sogna ad occhi aperti e si è disattenti
    • Difficoltà ad apprendere per mancanza di concentrazione
    • Mancanza di concentrazione dovuta a disattenzione
    • Sognatori incalliti
    • Difficoltà di concentrazione
    • Inclini a piccoli incidenti a causa di distrazione
    • Distrazione
    • Scarsa memoria per i dettagli
    • Apatia con sonnolenza
  • Personaggio famoso collegato:
    Alice nel paese delle meraviglie
  • Frase chiave: 
    "Cosa? Come? "
  • Affermazione positiva: 
    "Metto in pratica i miei ideali e miei sogni"

IMPATIENS - FIORE DI BACH




Pazienza e cooperazione

  • Stato d'animo "bloccato": 
    Si fa tutto di fretta, passando da una cosa all'altra. Le persone lente non sono sopportate, tanto che si preferisce star soli con il proprio ritmo, piuttosto che dietro ai tempi degli altri.
    Se leggendo le caratteristiche di questo fiori si pensa che poi si diventa lenti, questo fiore fa per noi. Impatiens non sopporta i ritmi lenti e spesso tendono a far da soli piuttosto che aspettare la “lumaca” aumentando il loro livello di stress.
    Le persone Impatiens hanno bisogno di imparare che velocità non è uguale a frenesia. Un ulteriore sintomo di Impatiens è l'intrattabilità appena svegli.
  • Stato d'animo "trasformato": 
    Si vive il proprio e altrui ritmo con pazienza e disponibilità.
  • Stati d'animo e sintomi collegati al fiore in ordine di importanza:
    • Non si sopportano consigli e interferenze
    • Impazienza
    • Idealismo ed impazienza
    • Iperattività per cui ci si muove in continuazione
    • Fastidio per i contrattempi
    • Balbuzie per la fretta
    • Bulimia dopo aver mangiato a causa di un consumo eccessivo di energie
    • Bulimia con fame esagerata per cui si può diventare aggressivi
    • Aggressività dovuta all'impazienza
    • Decisioni affrettate
    • Collo teso
    • Incidenti a causa dell'eccessiva fretta
    • Torcicollo
  • Personaggio famoso collegato:
    Speedy Gonzales
  • Frase chiave: 
    "Presto, e subito..."
  • Affermazione positiva: 
    "Lascio il tempo alle cose ed ho pazienza nel cuore"

lunedì 3 ottobre 2011

Come fare la Tintura Madre e Soluzioni Idroalcoliche Spagyriche








Mettendo a confronto una Tintura Madre classica (T.M.) ed una Tintura spagyrica, in altre parole, una Soluzione Idroalcolica spagyrica (T.S.A.), vedremo che all'inizio la preparazione sarà uguale, ma nel proseguo ci saranno delle differenze, anche notevoli.
Sia la T.M. sia la T.S.A. sono fatte partendo da una pianta che può essere fresca o secca, è in ogni caso preferibile partire da pianta fresca, in quanto i principi attivi in essa contenuti saranno maggiori rispetto alla stessa pianta essiccata. Alcune piante si lavorano secche in quanto per noi occidentali è quasi impossibile averle fresche, come ad esempio il Ginseng, la Cannella, ecc.. Per entrambe si prende la pianta nel suo periodo balsamico, cioè nel periodo in cui la pianta contiene maggior principi attivi che può essere a secondo della pianta o la primavera o l'autunno od una delle rimanenti stagioni e nel suo giorno planetario.
Raccolta la pianta la si mette a macerare in una soluzione idroalcolica (acqua più alcool) ad un grado ben prestabilito a seconda della pianta (tutti i principi attivi non si estraggono con lo stesso grado, alcuni sono più o meno idrosolubili). In ogni modo la maggioranza delle piante vanno messe a macerare in una soluzione idroalcolica che va dai 45 ai 55 gradi alcolici volumetrici, fa' ad esempio eccezione il peperoncino (Capsicum annuum) che va messo a macerare in una soluzione a 95° volumetrici, in quanto i suoi principi non sono idrosolubili, cioè non si sciolgono in acqua.
La pianta sarà messa a macerare per un periodo variabile, da 25 a 40 giorni. La soluzione così ottenuta sarà filtrata e messa a decantare per 48 ore. Qui finisce la preparazione di una T.M., ma non certo quella di una T.S.A., ma prima di proseguire con la procedura per fare una T.S.A. vediamo le differenze esistenti fino a questo punto:
Nella T.S.A. la pianta non va messa a macerare in acqua comune ed in alcool comune, cosa che succede invece in una T.M., ma in acqua piovana distillata ed alcol di vino tartarizzato, spiegherò alla fine che cosa è quest'alcool di vino detartarizzato e come lo si ottiene.
Nella T.M., secondo Farmacopea Francese, vi è un rapporto d'estrazione fra pianta e soluzione idroalcolica di 1 a 10 (R.E. 1:10), ciò vuole dire che ogni chilogrammo di droga secca è messa a macerare in 9 litri di soluzione idroalcolica (ho detto secca perché il rapporto va fatto con la pianta secca, questo anche per controllare il grado alcolico della soluzione, per fare ciò basta prendere 100g di pianta fresca e metterla in un forno essiccatore, farla essiccare, estrarla e pesarla (questo peso che si otterrà è chiamato "residuo secco"), se ad esempio ora pesasse solo 50g vuol dire che gli altri 50g erano costituiti da acqua, quindi un Kg di pianta fresca corrisponderà a 500g di pianta secca ed è di qui che si partirà per fare i calcoli del rapporto d'estrazione (nel caso sopra citato la soluzione idroalcolica dovrà essere di 4,5 litri su 1 Kg di pianta fresca e se ne dovranno aggiungere solo 4 litri in quanto 0,5 litri li contiene già la pianta fresca, di questo bisognerà tenerne conto anche quando si farà la soluzione idroalcolica dove andrà messa a macerare la pianta fresca, infatti, se dovrà essere a 55° vol. bisognerà fare 4 litri di soluzione ad un grado alcolico più elevato in quanto poi questa soluzione sarà diluita con l'acqua contenuta nella pianta fresca. Nella T.S.A., invece, il rapporto d'estrazione è a saturazione, in altre parole si mette nel recipiente la pianta fresca e poi si versa la soluzione idroalcolica fino a che la pianta non è quasi completamente sommersa [ciò porta di solito ad un rapporto d'estrazione che va da 1:4 a 1:5 massimo, a seconda della pianta, in altre parole se saremo in presenza di piante voluminose, come la calendula (Calendula officinalis), ci vorrà più soluzione (R.E. 1:5), mentre se saremo in presenza di piante poco voluminose, come il ginseng (Panax ginseng), ci vorrà meno soluzione (R.E. 1:4)] .
Come abbiamo sopra menzionato qui finisce la preparazione di una T.M. ora vediamo invece come prosegue la preparazione di una T.S.A. .
Una volta filtrata la soluzione nel recipiente rimane la pianta che è torchiata ed il liquido, così ottenuto, è filtrato ed aggiunto al liquido ottenuto in precedenza.
A questo punto la pianta così torchiata è presa e bruciata in modo da ottenere delle ceneri. Ora si prende la soluzione ottenuta in precedenza e la si mette in una damigiana a collo largo e poi vi si buttano dentro le ceneri ottenute facendo bruciare la pianta stessa. Sopra questa damigiana a collo largo è messa capovolta un'altra damigiana a collo largo, in modo che le due imboccature delle damigiane coincidano e poi, questa giunta, è sigillata con un luto. Il luto serve per unire le due bocche delle damigiane a collo largo, esso è formato da una striscia di carta che è imbevuta in una pasta formata da farina, acqua, albume d'uovo, calce e/o creta poi questa striscia è messa attorno alla giuntura che formano le due bocche delle damigiane sovrapposte (questo luto era chiamato dagli Antichi "Luto di Sapienza"). Quando la T.S.A. sarà matura il luto si spaccherà e questo ci segnalerà che la circolazione è terminata.
Questo vaso formato da queste due damigiane è chiamato "microcosmo", esso è messo all'aperto esposto al sole ed alla luna e con il calore la soluzione che è nella parte inferiore del vaso evapora e comincia a salire nella parte superiore (damigiana capovolta), questo vapore si attacca alle pareti e si trasforma, condensandosi, in piccole goccioline le quali, scivolando lungo il vetro della damigiana superiore, cadono nuovamente nella parte inferiore del vaso, per poi evaporare e risalire di nuovo e così di continuo, ecco perché l'interno del vaso si chiama "microcosmo", perché all'interno avviene quello che in natura, "macrocosmo", avviene continuamente (pioggia che scende, evapora e sale, si condensa in alto nel cielo e ricade, e così di continuo). Questo processo è chiamato circolazione in quanto appunto è una perpetua salita e discesa della materia.
Quando il luto si è spaccato vuol dire che è terminato il tempo per la circolazione, si separano le due damigiane, si filtra la soluzione con un filtro a carta, si lascia decantare per 48 ore e poi s'imbottiglia, oppure si miscelano più piante fra di loro se si vogliono fare delle miscellanee spagyriche sinergiche.
Andiamo ora a vedere i vantaggi di una T.S.A. rispetto ad una T.M. :
La T.S.A. ha un rapporto d'estrazione più concentrato rispetto ad una T.M. (T.S.A., R.E. 1:5 - T.M., R.E. 1:10), ciò vuol dire che nella T.S.A. sono contenuti, a parità di volume, una quantità doppia dei principi attivi contenuti nella pianta di partenza, quindi per avere la stessa efficacia della T.M. basta prenderne metà posologia o, se si vuole, con lo stesso dosaggio usato per una T.M. si avrà un'efficacia maggiore, doppia .
Uno degli effetti della circolazione è stato quello di rendere solubili nella soluzione i sali contenuti nelle ceneri della pianta e si sa' che i sali contenuti nella pianta anche se assunti da soli hanno la stessa indicazione della pianta e quindi della T.M., quindi se assumiamo solo i sali contenuti nella melissa (Melissa officinalis) vedremo che avranno un effetto sedativo, se prendiamo in esame i sali della quercia marina (Fucus vesciculosus) vedremo che avranno la stessa funzionalità della T.M. di Fucus e cioè quella di aumentare il metabolismo basale e di regolare la funzionalità tiroidea e questo è dato dal fatto che nella pianta sono contenuti degli oligoelementi, nel caso della quercia marina, di iodio.
Da questo si può capire che nella T.S.A. abbiamo così due effetti che vanno ad agire in sinergismo fra loro e precisamente gli oligoelementi contenuti nella pianta ed i principi attivi contenuti anch'essi nella pianta stessa .
Il terzo vantaggio è a livello energetico, infatti nella T.S.A. la circolazione ha un effetto dinamizzatore della soluzione, cosa che è fatta per il rimedio omeopatico con la succussione, in altre parole con lo scuotimento del rimedio dall'alto verso il basso e con l'arresto improvviso. Questa succussione non fa' altro che far urtare fra di loro gli atomi della soluzione e questi urti provocano la fuoriuscita dall'orbita d'elettroni e quindi la soluzione diventa instabile e s'innesca così una reazione a catena e ciò lo si può vedere misurando il pH della soluzione prima e dopo la succussione e si noterà che dopo la succussione, il pH è modificato. Nella T.S.A.quest'effetto lo crea la circolazione, infatti questa reazione a catena si forma a causa della continua espansione e contrazione della materia con la conseguente fuoriuscita dalla propria orbita d'elettroni, creando così una soluzione altamente instabile.
Questa circolazione è fatta all'aperto, anche se a livello pratico sarebbe più facile mettere il tutto in un recipiente (pellicano) e mettergli una fonte di calore sotto, ma così facendo non avremmo il quarto vantaggio della T.S.A. nel confronto con la T.M. e precisamente l'influsso del sole e della luna, in altre parole dell'energia positiva e negativa [energia Odica positiva (Od+) del sole ed energia Odica negativa (Od-) della luna, questa energia si accumula grazie alla dilatazione ed alla contrazione dei cristalli (sali della pianta) contenuti nella T.S.A. che sta circolando].
Nelle radiazioni solari (positive) e nelle radiazioni lunari (negative) sono presenti neutrini e fotoni, i neutrini agiscono in quanto all'interno della soluzione sono presenti i sali e si pensa che questi neutrini siano preposti alla modificazione della struttura atomica, mentre i fotoni si pensa che abbiano una memoria universale o meglio che siano portatori della memoria cosmica e che quindi portino questa conoscenza da una parte all'alta del cosmo. Quindi se è vero che la materia ha una sua memoria, i fotoni racchiudono in loro la memoria universale o cosmica ed è tramite essi che questa memoria si trasmette.
I neutrini, come dicevamo, si pensa che possano cambiare la struttura chimico-fisica di una sostanza, ma non ci dobbiamo dimenticare dei raggi cosmici che viaggiano quasi alla velocità della luce ed arrivano a noi dopo alcuni milioni d'anni. L'atmosfera terrestre li rallenta e li frantuma in sciami di particelle meno penetranti (ecco perché è utile anche in questo caso la circolazione, in quanto la materia ha dei momenti che è in espansione, quindi dilatata e quindi con molte più probabilità che queste particelle riescano a penetrarla), ma alcune di esse riescono ad arrivare sulla superficie terrestre con ancora forza sufficiente per penetrare perfino nel sottosuolo, e queste particelle portano la loro conoscenza dove penetrano.
I raggi cosmici sono atomi ionizzati, in altre parole nuclei atomici senza più elettroni e di conseguenza a carica positiva. Sono quasi tutti protoni (atomi d'idrogeno senza più l'unico elettrone che possedevano) 90%, una parte sono nuclei d'elio 9% ed il restante 1% è composto dai restanti nuclei atomici esistenti .
Il quinto ed ultimo vantaggio di una T.S.A. è quello dovuto all'alcool che contiene, infatti esso è tartarizzato, in altre parole gli è stato tolto il tartaro che conteneva e tutti sappiamo che il tartaro si deposita nelle arterie, nel fegato e nei reni, procurando danni, mentre lo stesso alcool se tartarizzato, come diceva Paracelso, è una medicina per eliminare i depositi tartarosi dall'organismo, meglio se utilizzato in combinazione con la tintura di tartaro.


Da VitaNaturale.it


ARTICOLO TRATTO DA AGRI BIO NOTIZIE. Clicca qui per aprire il collegamento.

sabato 1 ottobre 2011

RILASSAMENTO PER BAMBINI... E NON SOLO!



Quando lo stress condiziona il normale funzionamento della persona, il rilassamento puo' essere utile al ristabilimento dell'equilibrio.

Noi tutti molto spesso siamo così presi dalla nostra routine quotidiana da essere incapaci di riconoscere alcuni dei sintomi premonitori di possibili pericoli dovuti allo stress (scarica pdf- managment of stress) , tra questi citiamo:
Ansia
Stanchezza
Irritabilita'
Aumento del consumo di nicotina e/o alcol
Disturbi del sonno

Le tecniche di rilassamento sono usate in diversi campi della psicologia umana, ad esempio nel trattamento di pazienti depressi. In questi casi devono essere intese, non come alternativa agli approcci tradizionali alla depressione, ma come uno strumento addizionale della terapia.

In psicologia clinica le tecniche di rilassamento vengono usate con i pazienti per sollevarli dallo stress emotivo ed insegnargli a mantenersi concentrati sulla strada che porta alla risoluzione dei problemi.

Il rilassamento si e' dimostrato molto utile anche nel trattamento di vari disturbi psicosomatici quali: mal di testa, insonnia, ipertensione, asma. Alcune ricerche evidenziano un miglioramento della memoria dopo un periodo di utilizzo di tecniche di rilassamento.

Cosa succede durante una seduta di rilassamento?
Il metabolismo rallenta
L'afflusso di sangue a muscoli e cuore diminuisce
Aumenta il trasporto di ossigeno al cervello
Le pupille si restringon
Il sistema nervoso centrale si libera dallo stato di eccitazione

In oriente le tecniche di rilassamento sono note da secoli. I maestri di yoga le praticavano come un aspetto molto importante della loro disciplina.

L'occidente al contrario, ha mostrato uno scarso interesse fino a tempi piuttosto recenti allo studio di mente e corpo come sistema unico ed interagente.

Un contributo fondamentale allo studio del rilassamento fu portato dal professor J. H. Schultz il quale sviluppo' un metodo chiamato Training Autogeno. Si tratta di uno stato di leggero trance autoindotto attraverso tecniche di autosuggestione, il quale porta ad uno stato di rilassamento fisico e mentale. Dopo Schultz, molti psicologi e medici hanno cominciato ad usare le tecniche di rilassamento in aggiunta alle terapie di tipo convenzionale.

Grazie al crescente interesse nel campo, oggi sappiamo che tecniche diverse possono essere adattate a diverse tipi di personalita'.

COME SI FA?

L’antica disciplina Yoga suggerisce che dopo la seduta di ASANAS e massaggio, venga eseguita una tecnica di RILASSAMENTO che si esegue assumendo una posizione definita Shavasana ( o “Posizione del cadavere” in quanto necessita di una completa immobilità) che deve essere mantenuta da un minimo di 2 minuti ad un massimo di 10 minuti per evitare che dal rilassamento si passi a uno stato di sonnolenza.

Ricordate sempre di utilizzare la musica durante le sedute di Yoga e specialmente durante le sedute di rilassamento. E’ bene stendersi per terra sopra ad un materassino o stuoia, anzichè su un letto o sofà poiché i muscoli possono rilassarsi più facilmente e lasciar cadere le tensioni.

La regola è che se la superficie è più dura dei muscoli, questi possono “cedere” e lasciarsi andare, dunque distendendosi su una superficie morbida sono i muscoli a essere più rigidi e a “sostenere” le tensioni. Bisogna tenere conto che quando il corpo si rilassa la sensazione di freddo aumenta, quindi è bene coprirsi; gli occhi devono essere chiusi , le braccia distese lungo il corpo, né troppo vicine né troppo lontane, ed il palmo delle mani rivolto verso l’alto; le gambe distese e rilassate con le punte dei piedi che cadono all’esterno, il mento leggermente rientrante.

ESERCIZI
Abbandonate totalmente il corpo. La chiave del successo sta proprio nel significato di questa parola: “abbandono”. Realizzare un abbandono totale è assai difficile poiché per farlo bisogna ripristinare quell’atteggiamento di fiducia che l’uomo ha lasciato per varie ragioni. Sdraiatevi dunque fiduciosi e divenite consapevoli di tutto il corpo, tutto il corpo intero. Cominciate a respirare lentamente e profondamente.

Cercate di seguire un percorso di relax cercando di mantenere la profondità del respiro ,ascoltando un rilassamento guidato ( relax in inglese- let the waves roll) o visualizzando scenari rilassanti come nella descrizione qua sotto. “ Senti tutto il tuo corpo che riposa appoggiato al pavimento. Prova a sentire il tuo respiro. Senti l’aria che entra nel tuo corpo e poi lo lascia, come un’onda che prima sale sulla spiaggia e poi torna indietro nell’oceano. Mentre il tuo respiro esce fuori, lasciati andare; come l’onda porta via la sabbia per portarla nell’oceano, senti il tuo respiro che porta via le tensioni dal tuo corpo. Adesso prova a sentire tutto te stesso dentro il tuo corpo. Senti i tuoi piedi e le dita dei piedi; riesci a sentirti le unghie dei piedi? Piega verso il pavimento le dita dei piedi: questa è tensione…

Ora lasciali andare e senti i tuoi piedi che si rilassano… Senti la tensione che lascia le tue dita, i tuoi piedi. Non è piacevole? Adesso , un po’ per volta, lasceremo andar via la tensione da ogni parte del corpo. Rilassa le caviglie. Cerca di sentire la parte bassa delle gambe tra le ginocchia e le caviglie. Riesci a sentire il peso delle gambe che premono sul pavimento? Adesso, mentre espiri, lascia che la parte bassa delle gambe si rilassi completamente.

Rilassa le ginocchia.. Ora sposta l’attenzione sulla parte alta delle gambe e vedi se riesci a sentire i grandi muscoli delle cosce Lascia che si rilassino…Lascia che diventino morbidi e sciolti. Senti le gambe completamente e piacevolmente rilassate Adesso rilassa le natiche.Senti la schiena in tutta la sua lunghezza… e prova a concentrarti sulla parte della schiena che non tocca il pavimento… senti la colonna vertebrale che percorre tutta la schiena… immagina che si allunghi più che può, ben dritta… senti come anche tu ti allunghi e diventi più alto. Riesci ad essere così tranquillo dentro di te da sentire il movimento di ogni respiro che entra ed esce dalla tua schiena? Adesso, mentre mandi fuori il respiro, lascia che la tua schiena si rilassi del tutto… che affondi completamente nel pavimento, lascia che la tua schiena si sciolga… e prova a gustare fino in fondo questa deliziosa sensazione di rilassamento che adesso c’è nella tua schiena. La tua schiena è davvero molto rilassata. Ora senti le spalle, la nuca, la parte alta delle braccia… senti la tensione nelle spalle e poi lascia che si sciolga… Lascia che se ne vada… Dì alle spalle di lasciarla andare. Prova ad immaginare dell’acqua tiepida che ti scorre tutto intorno alle spalle e alla nuca finché non si sentono davvero rilassate e morbide. Le tue spalle ed il collo adesso sono molto rilassate. Senti le tue braccia che si rilassano… e le mani e le dita che si lasciano andare deliziosamente. Renditi conto di com’è dolce adesso il tuo respiro… senti il tuo respiro nel petto… Ora, mentre respiri, dì al tuo torace di rilassarsi completamente… lascia che affondi, liberandosi di tutte le sue tensioni.

Il tuo petto è molto rilassato.

Senti il tuo respiro giù nell’addome, e lascia che tutti i muscoli si allentino, diventino morbidi. Senti il tuo addome ben rilassato. Ora rilassa la gola. Rilassa le mascelle. Rilassa tutti i piccoli muscoli che si trovano intorno alla bocca… sentili mentre si lasciano andare… senti la pienezza morbida e piacevole che nasce nelle tue labbra quando le rilassi. Rilassa la lingua… lascia andare anche la base della lingua. Rilassa le guance. Riesci a sentire l’aria che scorre delicatamente nelle narici? Guarda se riesci a seguire l’aria man mano che scorre attraverso il naso… giù nella gola, nel petto e nell’addome. Ora il tuo respiro è diventato morbido e rilassato. Rilassa gli occhi… lascia andare tutti i muscoli intorno agli occhi…Ora i tuoi occhi sono profondamente rilassati. Senti le sopracciglia… senti la fronte… lascia che la tua fronte si rilassi. Ora prova a respirare molto dolcemente, in su dentro la fronte… in cima alla testa. Immagina che sopra ai tuoi occhi ci siano nubi bianche e soffici che galleggiano... che fluttuano. Senti la morbidezza… la sensazione del loro movimento… ora senti la tua mente rilassata… la tua mente è molto rilassata… molto quieta. Senti tutto il tuo corpo adesso… rilassato… calmo… comodo… senti tutto il tuo corpo che riposa sul pavimento.

Tutto il tuo corpo è profondamente rilassato.

Senti la pace… la calma… il silenzio interiore. Senti come è bello e piacevole essere solo se stessi… nient’altro.

Ora con gli occhi della mente cerca di vedere un simbolo o una scena che per te significhi rilassamento…

Questo è il tuo simbolo personale di rilassamento che potrai richiamare in qualunque momento perché ti aiuti a sentirti più disteso. Adesso prendi coscienza di dove sei. Sii consapevole del tuo corpo sdraiato sul pavimento di questa stanza… adesso, con calma, apri gli occhi… senza muovere nessuna parte del corpo… senti soltanto te stesso, con gli occhi aperti. Adesso muovi le dita dei piedi, poi le dita delle mani. Ruota dolcemente il capo a destra e a sinistra e lasciati andare a progressivi movimenti, sempre più ampi, fino a quando non ti verrà voglia di stirarti, come se ti fossi appena svegliato. Fai un bel respiro profondo e sempre con calma riportati seduto. La pratica è terminata. Ora sei pronto a riprendere le attività, rilassato e determinato, pieno di energia.

(spunti tratti da“Rilassamento per i bambini”, Rae Crook, pag. 23 -27)

Brevi esercizi di rilassamento:

Intreccia le dita appoggiando le mani sulla parte alta dell'addome. Chiudi gli occhi e inspira profondamente; devi sentire l'addome che si espande. Trattieni il respiro per alcuni secondi, poi espira piano.
Spingi le spalle indietro per alcune volte, poi in avanti, per sciogliere la tensione della schiena, delle spalle e del collo. Stringi le mani con forza
Respira profondamente: siedi con la schiena piuttosto dritta, chiudi gli occhi ed espira facendo fuoriuscire tutta l’aria dai polmoni. Inspira lentamente attraverso le narici, cercando di riempire molto l’addome per poi alzare il respiro a tutta la capienza polmonare ( puoi contare per vedere quanti secondi sono necessari e quindi continua ad utilizzare la stessa sequenza numerica). Espira contando lo stesso numero di secondi dell’ inspirazione. Tra ogni inspirazione ed espirazione ti verrà naturale fare una breve pausa . Continua questo semplice esercizio per alcuni minuti.

MEDITARE




Cosa significa meditare?
È difficile dare una risposta a quella che potrebbe sembrare una domanda piuttosto semplice. Si potrebbe anzi dire che il buon meditante, più pratica e maggiormente si rende consapevole di quanto l’essenza della meditazione stessa sia sfuggente, inafferrabile, indefinibile.
Possiamo tuttavia dire che la meditazione è uno stato di puro essere, di chiara consapevolezza, di attenzione osservante: uno stato originariamente naturale, ma per il quale è necessario un lavoro su di sé. Si ritorna alla condizione normale del corpo e della mente: uno stato di unità, precedente a qualsiasi dualità. Attraverso una serie di esercizi di indagine della propria meccanica fisica e mentale (dalle sensazioni e dai pensieri più grossolani a quelli più sottili), si è pienamente presenti, consapevoli, qui ed ora: si realizza la pienezza della pura attenzione.
La meditazione è attenzione: non si tratta di cosa stai facendo, ma di come lo fai.
La meditazione è la tua natura: non è un risultato – è una condizione reale. Non deve essere raggiunta, deve solo essere riconosciuta. È la tua essenza: non puoi averla e non puoi non averla. Non può essere posseduta, non è una cosa.
La meditazione è osservazione: non fare niente, non ripetere dei mantra, non ripetere il nome di dio – semplicemente osserva la tua mente. Non disturbarla, non ostacolarla, non reprimerla.
La meditazione non è un credo, non è un dogma, non è un culto, non è una religione, non è una morale, non è un giudizio: è un’esperienza evidente in se stessa.
La meditazione è non-fuggire: è rilassarsi ed essere nel momento, nel presente. È permanere nel qui e ora.
La meditazione è chiarezza di visione. È uno stato di pienezza, di vuoto e di unità.
La meditazione è l’arte della consapevolezza: è una resurrezione dalla cecità di ciò che è, è essere presenti.
La meditazione non è una tecnica, non è un pensiero particolare, non è uno sforzo, non è concentrazione: è comprensione ed equilibrio, è equanimità e silenzio, è ascolto e stabilità.
La meditazione non è staccare la spina: è lo stato naturale della mente, la sua semplicità, è il lasciare andare la presa, la quiete originaria.
Meditare è addestrarsi in ciò che è stato chiamato ‘il miracolo della presenza mentale’: si scopre che quella che ritenevamo all’inizio una pratica circoscritta in tempi e luoghi prestabiliti (la palestra, la nostra camera, ad esempio) diventa via via una macchia d’olio che si espande sempre più, in grado di mutare radicalmente il nostro stare nel mondo, il nostro vivere la vita. Meditare non significa rifugiarsi nel proprio paradiso mentale, bensì avere un contatto semplice e diretto con la realtà (interiore - noi stessi - ed esteriore), liberi dagli innumerevoli filtri che si interpongono tra la mente e il vero. Meditare vuol dire fare piazza pulita delle innumerevoli teorie psicologiche, filosofiche, affascinanti quanto pretestuose, fare piazza pulita di parole e spiegazioni, e volgersi verso il Sé, la propria natura, in direzione di una conoscenza non più meramente intellettuale, bensì autentica e diretta.

venerdì 30 settembre 2011

Tratto da: Guida zen per non cercare la felicità di Barry Magid








"Quando Joshu era un giovane monaco, chiese al suo maestro Nansen: «Cos'è la Via?». Nansen rispose: «La tua mente ordinaria è la Via». Nansen intendeva la mente che Joshu già possedeva; non doveva trasformare la propria mente, e nemmeno se stesso, in qualcos'altro. [...]
Passiamo gran parte della nostra vita a fuggire dall'ordinario, per inseguire quella che crediamo sia una specie di alternativa spirituale. Ma torniamo una volta ancora a quel verso del Sandokai, in cui si dice che la vita ordinaria combacia con l'assoluto come una scatola con il suo coperchio. [...] «Se non comprendi la Via che hai davanti agli occhi - prosegue il Sandokai - come potresti distinguere il sentiero mentre cammini?».
[...] Dobbiamo esplorare cos'è che ci fa paura della nostra mente ordinaria, del nostro corpo ordinario e della nostra vita ordinaria. [...] Nel profondo di noi stessi non vogliamo essere umani, perché essere umani significa andar soggetti a tutti gli inevitabili dolori e tormenti dell'esistenza umana. [...]
Solo praticando lo zazen, settimana dopo settimana, anno dopo anno, la distinzione tra ordinario e speciale comincerà a diventare meno nitida. Tutto verrà a noi, se continuiamo a restare seduti e rimaniamo emotivamente onesti. Mentre pratichiamo sperimentando appieno questo momento, sperimentando il nostro corpo, i nostri pensieri, le nostre sensazioni, siamo seduti nella sfera mondana e al tempo stesso nel regno del miracoloso.
[...] Torniamo alla storia del primo incontro di Joshu con Nansen. [...] «Cos'è la Via?», domanda. «La tua mente ordinaria è la Via», risponde Nansen.
[...] Joshu non capisce, perciò insiste e domanda ancora: «Mi devo dirigere verso la Via o no?». E Nansen risponde: «Se cerchi di dirigerti verso la Via tradisci la tua pratica». [...]
Se la nostra mente ordinaria è la Via, come pratichiamo? Nansen dice che se «ti dirigi verso la Via» tradisci la tua pratica. Perché? Bene, perché avete già eretto qualcosa di esterno a voi stessi da perseguire, e la vostra pratica sarà contaminata da questo dualismo. È quello che di solito viene definito cavalcare un asino cercando un asino; ma è così che Joshu e tutti noi arriviamo inizialmente alla pratica. Dunque la nostra pratica di zazen è designata per ricondurci ripetutamente a dove già siamo, invece di aiutarci ad arrivare in qualche posto in cui immaginiamo di dover andare. Ma ce ne vuole di tempo per riconoscere che la pratica è l'asino su cui siamo sempre stati a cavalcioni. [...]
La perfezione che tanto ci affanniamo a cercare deve essere trovata soltanto qui, in questo momento,a prescindere dal suo contenuto. Questa è l'intuizione spirituale più fondamentale che possiamo avere. È questo momento! Ciò che abbiamo cercato disperatamente è già qui. La chiamo intuizione 'spirituale' proprio perché non ha a che fare con i contenuti della mente, ma è un'esperienza di gioia, pace, sicurezza o perfezione che si sente del tutto indipendente dai contenuti della nostra mente o della nostra vita, ma è invece un attributo della vita stessa, così com'è, qualunque forma assuma"

 (49-56).

Tratto da: Lo zen e il tiro con l'arco di Eugen Herrigel





 
Abbiamo semplicemente letto una pagina dal famoso romanzo-saggio di Eugen Herrigel. Qui Herrigel parla della concentrazione sulla respirazione e della fastidiosa situazione nella quale, cercando di fare silenzio interiore, centrati sul nostro respiro, affiorano mille pensieri, stati d'animo, sensazioni, elementi disturbanti per la pratica. Ma...

"[...] Se, continuando a respirare tranquillamente, si accoglie con serenità ciò che si presenta, ci si abitua ad assistervi da semplici spettatori, sino a che si è finalmente stanchi dello spettacolo. Così si giunge gradatamente a uno stato d'abbandono che somiglia a quel dormiveglia che precede il sonno.
Scivolarvi definitivamente è il pericolo che bisogna evitare. Lo si affronta con un particolare scatto della concentrazione, paragonabile al riscuotersi di uno che, sfinito da una notte di veglia, sa che dalla vigilanza di tutti i suoi sensi dipende la sua vita; e se tale scatto è riuscito anche una volta sola, si riuscirà sicuramente a ripeterlo. Per esso l'anima, come da sola, si ritrova quasi a librare entro se stessa, una condizione che, capace di crescere d'intensità, si solleva addirittura a quel senso d'incredibile leggerezza, sperimentato solo in rari sogni, e di felice certezza di poter destare energie rivolte in ogni direzione e di saperle accrescere o sciogliere a ogni livello.
Questo stato, in cui non si pensa, non ci si propone, non si persegue, non si desidera né si attende più nulla di definito, che non tende verso nessuna particolare direzione ma che per la sua forza indivisa sa di essere capace del possibile come dell'impossibile - questo stato interamente libero da intenzioni, dall'Io, il Maestro lo chiama propriamente «spirituale». È infatti saturo di vigilanza spirituale e perciò viene anche chiamato «vera presenza dello spirito». Con questo s'intende che lo spirito è presente dappertutto perché non si appende a nessun luogo particolare. E può restare presente perché anche quando si rivolge a questo o a quello non vi si attaccherà con la riflessione e non perderà così la sua originaria mobilità. Simile all'acqua che riempie uno stagno ma è sempre pronta a defluirne, lo spirito può ogni volta agire con la sua inesauribile forza, perché è libero, e aprirsi a tutto perché è vuoto. Tale condizione è veramente una condizione originaria e il suo emblema, un cerchio vuoto, non è muto per colui che vi sta dentro.
È perciò con questa presenza e piena potenza del suo spirito non turbato da intenzioni, e fossero le più nascoste, che l'uomo che si è svincolato da tutti i legami deve esercitare qualsiasi arte”.

giovedì 29 settembre 2011

Trattato sulla rabbia





Breve trattato sulla rabbia all'interno della visione buddista.
di Lia D'Arcangelo
La rabbia è un veleno della mente, insieme all'attaccamento e all'ignoranza, questo ultimo è anche la causa dei tre suddetti veleni mentali.
La rabbia quindi è insita in noi, essa sorge, quando non possiamo avere ciò che desideriamo, quando subiamo una contrarietà o una delusione, quando troviamo un ostacolo, quando qualcosa o qualcuno c'impedisce d'essere felice La rabbia è un'avversione Apparentemente sembra avere una causa esterna, ma analizzandola comprenderemo invece, che il suo seme nasce con noi, è nel nostro cuntinum mentale. Se esiste con determinate caratteristiche e lo possiamo facilmente sperimentare, esisterà certamente il contrario. Se la rabbia è un veleno, come abbiamo detto, allora esisterà certamente un rimedio, un antidoto. La rabbia è una grand'energia devastante Chi è arrabbiato appare brutto a vedersi, paonazzo, gli occhi riempiti di sangue e uno sguardo feroce, un'accelerazione del respiro e del battito cardiaco, si sentirà vulnerabile, con un senso di onnipotenza, avrà un aumento della tensione nervosa, con un accrescimento della forza fisica.
La rabbia rende ciechi, si dice, irrazionali e da arrabbiati si possono commettere gravi azioni violente Si perde il controllo della propria intelligenza emotiva, si tende ad imprecare, ad urlare, si annullano certe percezioni L'arrabbiato sembra non sentire il mondo circostante, è unicamente concentrato sull'oggetto della sua avversione.
Ecco perché si dice, che la rabbia è una grand'energia, capace di coinvolgere gli altri, è un potere d'indubbia pericolosità Il vero danno, l'arrabbiato lo procura nei suoi confronti, sarà egli stesso che subirà le conseguenze negative dei suoi atti morbosi, siccome ha fatto soffrire inevitabile ritornerà su di sé la sofferenza. Si raccoglie immancabilmente ciò che si è seminato.
Secondo la legge del karma, e siamo noi stessi, secondo le nostre azioni di corpo, parola e mente, a determinare ciò, che la nostra cultura occidentale, chiama destino.
Il praticante buddista teme la rabbia e la considera uno dei suoi peggiori nemici, non dà la responsabilità ad altri o a cause esterne il sorgere della propria rabbia, egli la combatte facendo nascere la pazienza, l'antidoto alla rabbia.
La rabbia distrugge con il suo stesso potenziale, tutti i meriti, scaturiti da azioni virtuosi, maturati fino a quel momento E' come se la rabbia fosse un rapinatore, che ti deruba di tutti i tuoi averi.
Per il praticante buddista è importante anche per questo dedicare e secondo il pensiero filosofico Mahayano ( secondo la quale si raggiunge l'Illuminazione, attraverso la motivazione di voler essere di aiuto a tutti gli esseri senzienti ) la dedica dei meriti accumulati, va fatta a beneficio di tutti gli esseri senzienti.
( esseri, in altre parole dotati di una mente ) cosicché se arriva la rabbia, noi avendo dedicato agli altri i meriti, è come se avessimo depositato in banca una parte dei nostri averi, e quindi il rapinatore non potrà rubarceli.
E' difficile gestire la rabbia, una volta che nasce, essa violentemente s'impadronisce della nostra volontà, pertanto è bene allenare la nostra mente a pensieri pacifici, di amorevolezza, così pian piano si sviluppa la nobile pratica della pazienza Certo non è facile, per alcuni è proprio difficile, dipende dalle predisposizioni karmiche, evidentemente si è stati soggetti alla rabbia per molto tempo, e allora è come un 'abitudine.
Spesso si lascia prendere dallo sconforto, dal senso di colpa, ci si ritiene incapaci a gestire le proprie emozioni, i Maestri insegnano ad esseri cauti, se avviene ed è difficile bloccare la rabbia, loro consigliano di pregare subito dopo, di pentirsi e di provare rincrescimento e di promettere che non accada mai più.
Così si purifica quell'azione negativa e non nascerà il suo effetto altrettanto negativo.
Una volta, che la rabbia nasce e più difficile bloccarla, allora bisogna innanzi tutto saperla riconoscere, comprendere, che essa si leva unicamente per nostra volontà e che essa si può domare, quindi sarà più facile trasformarla. Certamente è dannoso trattenere la rabbia, essa può essere ancora più subdola e pericolosa, in quanto esplodere all'improvviso e violentemente, a volte con manifestazioni d'autolesionismo, oppure se repressa sicuramente danneggerà la nostra salute.
E' importante la meditazione analitica sulla rabbia. Ci si apparta per almeno cinque minuti al giorno, in solitudine e in silenzio, sicuri di non essere disturbati Seduti nella classica posizione dello yoghi, si penserà mentalmente a cosa è la rabbia, del perché siamo arrabbiati, sull'illusione di cosa e di chi ci fa arrabbiare, ma soprattutto sugli effetti negativi della rabbia, oltre che sugli atri, su noi stessi La rabbia ci fa rinascere nei reami inferiori di esistenze, dove maggiore e più intensa è la sofferenza, se per altre cause karmiche rinasciamo uomini, avremo un aspetto esteriore sgradevole, dolori soprattutto alla schiena.
In seguito si analizzeranno gli aspetti positivi della pazienza Si rinascerà nei reami superiori di esistenza e se si rinasce uomini si avrà un aspetto gradevole, un portamento elegante e niente mal di schiena Se si pratica correttamente e assiduamente si potranno beneficiare da subito gli effetti positivi
Anche la pratica della meditazione sul respiro, aiuta a tranquillizzarci.
Il respiro deve essere naturale, lento e profondo, si inspira dalle narici immaginando di prendere luce bianca, che entra in tutto il corpo, purificandoci e guarendoci, si espira dalle narici, immaginando di mandare via aria come fumo nero, di eliminare tutta la negatività, malattie e difetti mentali, che abbiamo.
Questo va fatto per almeno ventuno volte.
Se vogliamo fermare la rabbia, bere un bicchiere d'acqua aiuta, così come ci viene suggerito dalla nostra saggezza popolare, può servire contare lentamente. Inizialmente troveremo tanti ostacoli, non ci piace liberarci delle abitudine, delle illusioni E come se fossimo innamorati di noi in quanto persone arrabbiate.
Le persone pazienti piacciono, hanno uno sguardo e una mente pacifica, dolcezza nel sorriso e nei modi.
Per sviluppare la pazienza bisogna essere consapevoli, agire in pratica sul "qui e ora", essere concentrati su quello che si sta facendo. Questo se fatto costantemente, ci porterà ad uno stato simile alla calma dimorante e saremo senz'altro più felici. Non dimentichiamoci infatti, che l'arrabbiato è un essere insoddisfatto, quindi infelice. La rabbia è un grido di dolore. Serve avere compassione per chi si arrabbia e verso la propria rabbia. Avere la capacità di pentirsi, di dispiacersi, ma anche di perdonarsi, di coccolare la propria rabbia come fosse una bimba, di rassicurarla e amarla. Quando ci rapportiamo ad una persona che è arrabbiata, bisogna avere la capacità di saperla sedare, non rispondendo con atteggiamenti ostili, se proprio non si riesce meglio restare zitti e non fare niente. Spesso si sente dire , che arrabbiarsi fa bene, che così si morde la vita, il buddismo invece non lo crede per niente. Anzi, secondo Buddha, bisogna coltivare un cuore gentile e una mente pacifica, se si vuole essere sereni e di aiuto agli altri.
Dalla rabbia scaturiscono altre emozioni, quali la gelosia, l'invidia ecc… che turbano la nostra mente e ci fanno soffrire.
Attraverso l'educazione alla pace, si può indirizzare sin da piccoli, a comportamenti corretti e civili di relazioni umane, ad aver rispetto verso il mondo circostante e verso tutti gli esseri e se non si vuole essere dominati dalla rabbia, a nutrire rispetto anche verso i propri nemici. Bisogna impegnarsi ad educare a sapersi accontentare di quello che si ha, a sapere guardare dentro di se stessi e con benevolenza. E' questa la strada, che inesorabilmente porta alla felicità.
Prepararsi anche all'accettazione della morte, come un evento inevitabile, che alla fine arriva. Quando la morte ci coglierà, non dobbiamo arrabbiarci, per tutti gli effetti consequenziali, spiegati prima, altrimenti si avrà una rinascita sfortunata e di gran sofferenza. Bisogna sapere morire, con serenità, consapevoli di lasciare tutto, affetti cose care compreso, all'infuori della nostra predisposizione mentale, quella si trascina di vita in vita, fino a, quando non eliminiamo ogni ostruzione mentale, ogni effetto karmico e raggiunto l'Illuminazione. La morte è un evento di grande opportunità, non sprechiamolo, ricordiamoci di questo, ogni volta, che siamo arrabbiati e peggio ancora quando siamo convinti, che la rabbia è un'emozione positiva
Per il buddismo, termini come positivo e negativo, non sono visti dal punto di vista morale, di giusto e ingiusto, ma come fonte di felicità il primo e di sofferenza il secondo.
E ricordiamoci, che come me tutti gli esseri senzienti soffrono e come me tutti desideriamo la felicità.
Possa essere tutto questo, di grande beneficio per tutti gli esseri, in particolare possa portare sentimenti di pazienza e di pace a chi legge questo scritto.