ECCO LA NOSTRA LUMACA LUISA PRONTA PER LA GARA!!!!
Siamo una Tribù desiderosa di un nuovo cammino personale e famigliare, abbiamo creato il primo nucleo di Scuola Parentale del Villanovese "HOMESCHOOLING LA CONCHIGLIA", fieri dei nostri risultati. L’ obiettivo è di formare un insieme di individui umanamente stimolanti per una crescita equilibrata ed una decrescita serena. Ora è nato anche il gruppo L'ALBERO DEL TEMPIO VERDE che propone: Alimentazione Naturale, Floriterapia, Kundalini Yoga, Yoga Integrale,Reiki Usui e Meditazione.
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lunedì 4 marzo 2013
martedì 2 ottobre 2012
NONNO CHE SEI IL MIO CUSTODE
Come tutti i nati il 2 ottobre, ho sempre avuto un rapporto tormentato ma vivo con il nostro co-festeggiato: l’angelo custode. La preghiera infantile “Angelo che sei il mio custode…” ha lascia
to il posto alle ironie dell’adolescenza e ai dubbi dell’età adulta, fino a quando un approccio diverso alle questioni dello spirito mi ha convinto dell’esistenza di energie invisibili agli occhi (come tutto ciò che è essenziale, direbbe il Piccolo Principe). Ma c’è un angelo visibilissimo, la cui festa è stata giustamente associata a quella degli esseri di luce. Il nonno. Il nuovo Stato Sociale. Se in Italia la disoccupazione endemica dei ragazzi dai 18 ai 40 anni non ha ancora prodotto una rivolta è perché i nonni mantengono i nipoti con i soldi che avrebbero voluto lasciare in eredità ai figli.
Il nonno custode è anche un nonno sempre più lucido e longevo. Un nonno pioniere, protagonista di una rivoluzione demografica che non ha precedenti nella storia. Gli anziani si avviano a diventare maggioranza nel Paese. Un primato che comporta diritti ma anche doveri. Uno è il ruolo, già ricordato, di banchieri a fondo perduto. L’altro consiste nel non potersi più permettere il lusso di essere vecchi. Finché erano pochi, i nonni avevano tempo e modo di dedicarsi alla rivisitazione nostalgica del passato. Ma da quando sono un esercito, e un esercito in salute, tocca loro il compito che sarebbe della giovinezza: fare progetti, annaffiare sogni e coniugare i verbi al futuro. Affinché si avveri l’auspicio di un umorista sublime, Marcello Marchesi: l’importante è che la morte ci colga vivi.
MASSIMO GRAMELLINI
sabato 1 settembre 2012
DIFFICOLTA'
Non scoraggiarti per le difficoltà.
Ogni volta, che si vuole raggiungere
qualcosa nella vita, arrivano le difficoltà.
Prendile come una disciplina (tapasya-
forza di coscienza disciplinata e concentrata) ti renderà più forte e le
supererai facilmente
Mère- Rose Bianche - 10 Marzo 1959
lunedì 6 agosto 2012
Grazie, Mrs. Thompson, per aver creduto in me
"Si chiamava Mrs. Thompson. In
piedi davanti alla sua classe del quinto anno il primo giorno di scuola, disse
una bugia ai bambini. Come la maggior parte degli insegnanti, guardò gli
studenti e disse loro di amarli tutti alla stessa maniera. Ad ogni modo, quanto
aveva appena affermato non era possibile, perché in prima fila, tutto scomposto
nel banco, era seduto un ragazzetto di nome Teddy Stoddard. Mrs. Thompson aveva
osservato Teddy l’anno precedente e aveva notato che non andava d’accordo con
gli altri bambini, che i suoi vestiti erano disordinati, sporchi, e che aveva
costantemente bisogno di un bagno.
Inoltre, Teddy era svogliato e indisciplinato. Il suo comportamento era così esasperante che a volte Mrs. Thompson era tentata di punire il bambino con dei pessimi voti.
In quella scuola era previsto che gli insegnanti rivedessero per ogni alunno le pagelle relative agli anni precedenti. Mrs. Thompson rimandava di giorno in giorno la lettura di quella di Teddy. Quando finalmente aprì la pagella, ne fu sorpresa. L’insegnante di Teddy del primo anno aveva scritto: “Teddy è un bambino brillante con la risata pronta. Lavora in maniera precisa e ha buone maniere… è un piacere stare con lui.” L’insegnante del secondo anno: “Teddy è uno studente eccellente, amato dai suoi compagni, ma è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita a casa sua deve essere un inferno.”
L’insegnante del terzo anno: “La morte di sua madre è stato un duro colpo per lui. Cerca di fare del suo meglio, ma suo padre non dimostra molto interesse e la sua vita familiare inciderà negativamente su di lui se non si prendono provvedimenti.” L’insegnante del quarto anno: “Teddy è scostante e non mostra grande interesse per la scuola. Non ha molti amici e qualche volta dorme in classe.”
Da quel momento, Mrs. Thompson si rese conto del problema e si vergognò. Si sentì anche peggio quando gli studenti le portarono i regali di Natale, tutti avvolti in bellissimi nastri e carte lucide, eccetto quello di Teddy. Il suo regalo era maldestramente avvolto in una pesante carta marrone che aveva ricavato da una busta della drogheria.
Per Mrs. Thompson fu penoso aprirlo in mezzo agli altri regali. Alcuni bambini cominciarono a ridere quando l’insegnante trovò un braccialetto di cristallo di rocca con alcune pietre mancanti, e una bottiglia piena di profumo solo per un quarto. I bambini smisero di ridere quando lei esclamò quanto fosse bello il braccialetto, lo indossò e si picchiettò un po’ di profumo sul polso. Teddy Stoddard, quel giorno, rimase un po’ di tempo in più dopo l’orario di lezione solo per dire “Mrs. Thompson, oggi avete il profumo che portava mia mamma.”
Quando i bambini furono andati via, Mrs. Thompson rimase sola a piangere per almeno un’ora. Da quel preciso giorno smise di insegnare come leggere, come scrivere e come far di conto. Cominciò, invece, ad insegnare ai bambini. Mrs. Thompson faceva molta attenzione a Teddy. Quando lavorava con lui, la mente del bambino sembrava ravvivarsi. Più lo incoraggiava, più era pronto nelle risposte. Alla fine dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più brillanti della classe e, sebbene Mrs. Thompson avesse detto all’inizio dell’anno di amare tutti i suoi alunni allo stesso modo, Teddy era diventato uno dei suoi “preferiti”.
Un anno dopo, Mrs. Thompson trovò un messaggio sotto la porta da parte di Teddy, che diceva che lei era ancora la migliore insegnante che il ragazzo avesse mai avuto in tutta la vita. Trascorsero sei anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy. Diceva che aveva finito la scuola superiore, che era il terzo della classe e che ancora la considerava la sua migliore insegnante.
Quattro anni dopo, Mrs. Thompson ricevette dal ragazzo un’altra lettera, in cui le raccontava che, sebbene le cose a volte fossero state dure, aveva continuato a studiare, vi si era dedicato anima e corpo e presto si sarebbe laureato al college con la lode. Inoltre, assicurava a Mrs. Thompson che era ancora lei l’insegnante migliore di tutta la sua vita... Passarono altri quattro anni e arrivò un’altra lettera. Stavolta Teddy spiegava che, dopo essersi laureato, aveva deciso di proseguire ancora gli studi. Nella lettera ribadiva che considerava ancora Mrs. Thompson la sua migliore insegnante. Adesso il suo nome era un po’ più lungo, la lettera era firmata Theodore F. Stoddard, medico.
La storia non finisce qui. Ci fu ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy raccontava di aver incontrato una ragazza e di avere intenzione di sposarsi. Spiegava che suo padre era morto un paio d’anni prima e si chiedeva se Mrs. Thompson avrebbe acconsentito a sedere, al suo matrimonio, al posto solitamente riservato alla madre dello sposo.
Naturalmente, Mrs. Thompson accettò. In più, indovinate cosa fece?
Indossò il braccialetto, quello con le pietre mancanti. Inoltre, si premurò di indossare il profumo che la madre di Teddy aveva indossato l’ultimo Natale che avevano trascorso insieme, come ricordava Teddy.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò all’orecchio di Mrs. Thompson: “Grazie, Mrs. Thompson, per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto sentire importante e per avermi mostrato che potevo fare la differenza.” Mrs. Thompson, con le lacrime agli occhi, gli sussurrò: “Teddy, ti sbagli. Sei tu che hai insegnato a me che potevo fare la differenza. Non sapevo insegnare fino a quando non ti ho incontrato.”
(Tratto da il manuale del coach di Robert Dilts)
Inoltre, Teddy era svogliato e indisciplinato. Il suo comportamento era così esasperante che a volte Mrs. Thompson era tentata di punire il bambino con dei pessimi voti.
In quella scuola era previsto che gli insegnanti rivedessero per ogni alunno le pagelle relative agli anni precedenti. Mrs. Thompson rimandava di giorno in giorno la lettura di quella di Teddy. Quando finalmente aprì la pagella, ne fu sorpresa. L’insegnante di Teddy del primo anno aveva scritto: “Teddy è un bambino brillante con la risata pronta. Lavora in maniera precisa e ha buone maniere… è un piacere stare con lui.” L’insegnante del secondo anno: “Teddy è uno studente eccellente, amato dai suoi compagni, ma è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita a casa sua deve essere un inferno.”
L’insegnante del terzo anno: “La morte di sua madre è stato un duro colpo per lui. Cerca di fare del suo meglio, ma suo padre non dimostra molto interesse e la sua vita familiare inciderà negativamente su di lui se non si prendono provvedimenti.” L’insegnante del quarto anno: “Teddy è scostante e non mostra grande interesse per la scuola. Non ha molti amici e qualche volta dorme in classe.”
Da quel momento, Mrs. Thompson si rese conto del problema e si vergognò. Si sentì anche peggio quando gli studenti le portarono i regali di Natale, tutti avvolti in bellissimi nastri e carte lucide, eccetto quello di Teddy. Il suo regalo era maldestramente avvolto in una pesante carta marrone che aveva ricavato da una busta della drogheria.
Per Mrs. Thompson fu penoso aprirlo in mezzo agli altri regali. Alcuni bambini cominciarono a ridere quando l’insegnante trovò un braccialetto di cristallo di rocca con alcune pietre mancanti, e una bottiglia piena di profumo solo per un quarto. I bambini smisero di ridere quando lei esclamò quanto fosse bello il braccialetto, lo indossò e si picchiettò un po’ di profumo sul polso. Teddy Stoddard, quel giorno, rimase un po’ di tempo in più dopo l’orario di lezione solo per dire “Mrs. Thompson, oggi avete il profumo che portava mia mamma.”
Quando i bambini furono andati via, Mrs. Thompson rimase sola a piangere per almeno un’ora. Da quel preciso giorno smise di insegnare come leggere, come scrivere e come far di conto. Cominciò, invece, ad insegnare ai bambini. Mrs. Thompson faceva molta attenzione a Teddy. Quando lavorava con lui, la mente del bambino sembrava ravvivarsi. Più lo incoraggiava, più era pronto nelle risposte. Alla fine dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più brillanti della classe e, sebbene Mrs. Thompson avesse detto all’inizio dell’anno di amare tutti i suoi alunni allo stesso modo, Teddy era diventato uno dei suoi “preferiti”.
Un anno dopo, Mrs. Thompson trovò un messaggio sotto la porta da parte di Teddy, che diceva che lei era ancora la migliore insegnante che il ragazzo avesse mai avuto in tutta la vita. Trascorsero sei anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy. Diceva che aveva finito la scuola superiore, che era il terzo della classe e che ancora la considerava la sua migliore insegnante.
Quattro anni dopo, Mrs. Thompson ricevette dal ragazzo un’altra lettera, in cui le raccontava che, sebbene le cose a volte fossero state dure, aveva continuato a studiare, vi si era dedicato anima e corpo e presto si sarebbe laureato al college con la lode. Inoltre, assicurava a Mrs. Thompson che era ancora lei l’insegnante migliore di tutta la sua vita... Passarono altri quattro anni e arrivò un’altra lettera. Stavolta Teddy spiegava che, dopo essersi laureato, aveva deciso di proseguire ancora gli studi. Nella lettera ribadiva che considerava ancora Mrs. Thompson la sua migliore insegnante. Adesso il suo nome era un po’ più lungo, la lettera era firmata Theodore F. Stoddard, medico.
La storia non finisce qui. Ci fu ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy raccontava di aver incontrato una ragazza e di avere intenzione di sposarsi. Spiegava che suo padre era morto un paio d’anni prima e si chiedeva se Mrs. Thompson avrebbe acconsentito a sedere, al suo matrimonio, al posto solitamente riservato alla madre dello sposo.
Naturalmente, Mrs. Thompson accettò. In più, indovinate cosa fece?
Indossò il braccialetto, quello con le pietre mancanti. Inoltre, si premurò di indossare il profumo che la madre di Teddy aveva indossato l’ultimo Natale che avevano trascorso insieme, come ricordava Teddy.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò all’orecchio di Mrs. Thompson: “Grazie, Mrs. Thompson, per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto sentire importante e per avermi mostrato che potevo fare la differenza.” Mrs. Thompson, con le lacrime agli occhi, gli sussurrò: “Teddy, ti sbagli. Sei tu che hai insegnato a me che potevo fare la differenza. Non sapevo insegnare fino a quando non ti ho incontrato.”
(Tratto da il manuale del coach di Robert Dilts)
martedì 24 aprile 2012
MI DICHIARO VIVO! - CHAMALU
Assaporo ogni momento.
In passato mi preoccupavo se gli altri parlavano male di me;
allora facevo quello che gli altri volevano, ma la mia coscienza mi
disapprovava.
Comunque, nonostante qualunque sforzo facessi per essere sempre
educato, qualcuno mi diffamava lo stesso…..
…D’ora in
avanti, mi consento di essere quello che sono.
Il vecchio albero mi ha insegnato che siamo tutti uguali.
Sono un guerriero: la mia spada
E' l’amore, il mio scudo E' l’umorismo,
il mio spazio
E' la coerenza, il mio testo
E' la liberTA'.
Perdonatemi, se la mia felicitA' E' insopportabile, ma non ho scelto il comune buon senso.
Preferisco l’immaginazione degli Indios, piena di innocenza.
Forse dobbiamo solo essere tolleranti.
Senza amore niente ha senso, senza amore siamo perduti, senza
amore corriamo di nuovo il rischio di camminare dando le spalle alla luce.
Per questa ragione
E' molto
importante che solo l’Amore
ispiri le nostre azioni…..
…La forma migliore di progredire
E' SMETTERE DI CHIEDERSI SE LE NOSTRE AZIONI DISTURBINO IL SONNO DI CHI DORME AL
NOSTRO LATO.
Non ha importanza l’arrivo, la strada e la meta sono la stessa
cosa.
Non dobbiamo correre in nessun luogo, solo compiere ogni passo
in piena coscienza.
Quando siamo
piu' grandi di quello che
facciamo, nulla ci puo' far perdere l’equilibrio. Ma quando permettiamo
che le cose diventino piu' grandi di noi, il nostro
disequilibrio
E' garantito.
E’ possibile che siamo solo acqua corrente; la strada deve
essere fatta da noi.
Comunque, non permettere che il letto schiavizzi il fiume, perche' invece di una strada, otterremo una prigione.
Amo la mia pazzia che mi vaccina contro la stupidit
a' .
Amo l’amore che mi immunizza contro l’infelicit
a' che prolifera e infetta le anime e atrofizza i cuori.
Le persone sono tanto abituate all’infelicit
a' , che la sensazione di feliciTa' sembra loro estranea. Le persone sono tanto represse, che la tenerezza
spontanea le disturba e l’amore ispira loro diffidenza.
La vita
E' un cantico alla bellezza, un
invito alla trasparenza.
Vi chiedo perdono ma….
MI DICHIARO VIVO!!!!!!!!!!
ChaMALU'
Indio Quechua
lunedì 23 aprile 2012
Solo per oggi, e domani ancora…
Alzati presto. Fai un sorriso
Lascia andare i sensi di colpa,
non guardarti indietro.
Fai un piano, credi in te stesso.
Goditi cio’ che
sei. Accetta la tua umanità.
Chiedi aiuto, e
accetta cio’ che gli altri hanno da darti.
Ringrazia.
Cambia, senza
indugio e con coraggio.
Accetta cio’ che
non puoi cambiare.
Sii paziente.
Mantieni le
promesse, quelle del tuo cuore.
Non indugiare sul
passato.
Vivi con amore ogni
momento.
Costruisci un
domani migliore.
Apri il tuo cuore,
esplora la tua anima.
Ricorda, i miracoli
accadono.
Sorridi.
Stephen Littleword
martedì 17 aprile 2012
LABORATORIO LA TRIBU' DEGLI SPAVENTAPASSERI
“La tribu’ degli spaventapasseri”
VENERDI’ 6 APRILE 2012
Successo per il laboratorio pre-pasquale sugli spaventapasseri.
Ben 17 bambini fra i 3 ed i 12 anni hanno rallegrato il nostro
pomeriggio.
Sono stati preparati 2 manufatti, uno per abbellire i vasi di casa
ed un altro per partecipare all’annuale FESTA DEGLI SPAVENTAPASSERI di
Castellar (CN).
Il manufatto per casa è stato realizzato con un cucchiaio di legno
e cartoncino.
Lo spaventapasseri per la fiera è stato realizzato interamente con
materiali riciclati e waterproof.
Occorrente per lo spaventapasseri per la fiera:
Bottiglia di plastica da 1,5l.
Sabbia
Legnetto per braccia
Paglia per capelli
Sacchette di nylon per i vestiti
Spago
Quotidiani
Sacchetto nylon per freezer
Colore acrilico bianco
Colla a caldo
Uno dei nostri papà volontari ha forato le bottiglie per fa passare il bastoncino per le braccia e ha riempito a metà le bottiglie con la sabbia, per dare stabilità.
I bambini hanno costruito una palla con 2 fogli di giornale e l'hanno inserita nel sacchetto di nylon per il freezer.
La testa "primitiva" è stata legata al collo della bottiglia con lo spago e la rimanenza del nylon attaccata con il nastro adesivo alla bottiglia per dare stabilità.
Poi si è passati alla stesura dell'acrilico bianco su tutta l'intera bottiglia, escludendo le braccia e tutte le bottiglie sono state messe in giardino ad asciugare per i passaggi successivi.
Nel frattempo abbiamo colorato il cucchiaio di legno con acrilico color rosa tenue e abbiamo fatto creare, con delle sagomine, i vestiti in cartoncino.
Ad asciugatura completata, i bimbi hanno provveduto a decorare il volto del cucchiaio per dare vita al piccolo spaventapasseri da vaso.
PAUSA MERENDA con "pane e marmellata", "pane olio e sale" e "pane e
miele"!
Rientrati dalla pausa abbiamo portato in casa i nostri amici spaventapasseri ed abbiamo cominciato a costruire gli abiti con le sacchette di nylon della spesa e lo spago.
I bambini hanno decorato gli omini con le espressioni e noi mamme abbiamo provveduto ad attaccare "i capelli" di paglia con la colla a caldo.
I 17 spaventapasseri verranno esposti a Castellar (CN) dal
6 al 13 maggio 2012 compresi.
Siete tutti invitati a venire a vedere il nostro allestimento alla Festa!!
Un abbraccio giocoso
LA TRIBU' DELL'ALBERO!
GITA AD EXPERIMENTA A MONDOVI'
EXPERIMENTA
“Mi muovo… dunque sono”
Giovedì 5 aprile 2012
Presso il Centro espositivo chiesa di Santo Stefano a Mondovì
Giornata di sole ideale per le gite, gruppo
compatto di mamme e bambini, siamo partiti alla volta di EXPERIMENTA.
Siamo stati accolti dagli organizzatori e ci sono
state spiegate tutte le attività possibili e le finalità del progetto.
I bambini hanno avuto modo di testare le varie
strumentazioni, di giocare, di sfidarsi e anche le mamme non hanno perso
occasione per giocare.
Collegato al progetto Experimenta ci è stata data
la possibilità di visitare la bellissima mostra di lavori artistici nell’atelier
dell’associazione MONDOW, gestita e curata dalla Prof.ssa Marina DARDANELLO.
Il suo entusiasmo per il progetto e per il suo
lavoro ci ha piacevolmente colpite!
Nell’atelier l’energia creativa che si
respira è magica, tutto è curato nei minimi particolari e ha catturato l’attenzione
dei bambini, anche i più piccini.
Ringraziamo di cuore, gli organizzatori che ci
hanno seguiti durante la visita e la Professoressa Dardanello per la passione
con la quale ci ha accolti e fatto visitare la mostra.
Ringraziamo anche i bimbi che hanno partecipato
alla gita e che con pazienza ed entusiasmo hanno seguito le attività!
martedì 10 aprile 2012
UNA SCULTURA PER TE, PICCOLO OMETTO
mercoledì 4 aprile 2012
domenica 1 aprile 2012
BUON COMPLEANNO MATTEO!!
E' passato già un anno dalla nostra conoscenza, piccolo grande ometto!
La Tribù dell'Albero è orgogliosa di annoverare bimbi speciali fra i suoi sostenitori!!
Un bacio grande
MammaMi e MammaNa
giovedì 8 marzo 2012
Italia, la dislessia è troppo diffusa per essere vera
Italia, la dislessia è troppo diffusa per essere vera
Denuncia degli specialisti: "La diagnosi facile crea molti disagi e non fa affrontare i problemi"
VALENTINA ARCOVIO
ROMA
Per un bambino in Italia è troppo facile essere etichettato come dislessico. Nel nostro Paese, infatti, un comune disturbo dell’apprendimento viene spesso confuso con diagnosi drastiche che, anziché aiutare i piccoli, possono aumentarne il disagio emotivo.
A lanciare l’allarme è l’Istituto di Ortofonologia (Ido) di Roma in un’indagine presentata oggi a Montecitorio durante la conferenza intitolata «La Scuola dell’obbligo ed i disturbi specifici dell’apprendimento».
I dati parlano da soli: in tutte le scuole elementari del nostro Paese la dislessia viene diagnosticata al 18-20% dei bambini che le frequentano. «Una percentuale troppo alta che non può rispecchiare la realtà», denuncia Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Ido. «Si può invece ipotizzare che solo il 3% di questi bambini sia veramente affetto da dislessia», aggiunge.
Questo significa che ci sono migliaia di bambini che vengono trattati come se soffrissero di una disabilità che invece non hanno. «È come se un medico diagnosticasse il morbillo a un bambino che invece ha la rosolia», sottolinea Bianchi di Castelbianco.
La dislessia è una sindrome classificata tra i Disturbi specifici di apprendimento che si manifesta con la difficoltà di imparare la lettura, la scrittura o il calcolo aritmetico nei normali tempi e con i normali metodi di insegnamento. Questa difficoltà si ripercuote sul piccolo paziente causandone un forte disagio emotivo, che finisce per essere considerato un tipico sintomo della malattia e purtroppo sempre più spesso causa di diagnosi errate.
«Così da un lato i bambini si ritrovano dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili - dice il direttore dell’Ido -. Dall’altro il loro vero problema non solo non verrà affrontato, ma lascerà un vuoto di conoscenze che si ripercuoterà pesantemente sul loro curriculum di studi». Oltre il danno, quindi, la beffa.
Porre rimedio a questa bulimia di diagnosi non è poi così semplice, soprattutto nel contesto sociale in cui i nostri bambini crescono. Spesso da loro ci si aspetta il massimo e, a volte, anche di più. «Se prima - spiega Bianchi di Castelbianco - i bambini avevano due anni di tempo per imparare a scrivere e a leggere, ora ci si aspetta che facciano tutto in tre mesi. I tempi di apprendimento si sono abbreviati e questo li può portare a sentirsi inadeguati di fronte alle pretese degli adulti». Il mancato raggiungimento dell’obiettivo, quindi, finirà inevitabilmente con il creare un disagio emotivo nel bambino. «Sintomo, questo, che può essere confuso come un segnale della dislessia», sottolinea l’esperto. «L’errore - continua - è quello di considerare i bambini più intelligenti di quelli di 20 anni fa solo perché gli stimoli della modernità hanno fatto in modo che i bambini oggi abbiano intuizioni intellettive più alte».
A questo poi va aggiunta la mancanza di strumenti diagnostici oggettivi. La dislessia, infatti, è ancora oggi una patologia su cui si sa molto poco. «Non c’è certezza sulle origini - spiega Castelbianco - e viene diagnosticata con discutibili questionari. È nostro dovere evitare che i bambini paghino le conseguenze di un vuoto».
TRATTO DA : http://www3.lastampa.it/scuola/sezioni/news/articolo/lstp/434639/
A lanciare l’allarme è l’Istituto di Ortofonologia (Ido) di Roma in un’indagine presentata oggi a Montecitorio durante la conferenza intitolata «La Scuola dell’obbligo ed i disturbi specifici dell’apprendimento».
I dati parlano da soli: in tutte le scuole elementari del nostro Paese la dislessia viene diagnosticata al 18-20% dei bambini che le frequentano. «Una percentuale troppo alta che non può rispecchiare la realtà», denuncia Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Ido. «Si può invece ipotizzare che solo il 3% di questi bambini sia veramente affetto da dislessia», aggiunge.
Questo significa che ci sono migliaia di bambini che vengono trattati come se soffrissero di una disabilità che invece non hanno. «È come se un medico diagnosticasse il morbillo a un bambino che invece ha la rosolia», sottolinea Bianchi di Castelbianco.
La dislessia è una sindrome classificata tra i Disturbi specifici di apprendimento che si manifesta con la difficoltà di imparare la lettura, la scrittura o il calcolo aritmetico nei normali tempi e con i normali metodi di insegnamento. Questa difficoltà si ripercuote sul piccolo paziente causandone un forte disagio emotivo, che finisce per essere considerato un tipico sintomo della malattia e purtroppo sempre più spesso causa di diagnosi errate.
«Così da un lato i bambini si ritrovano dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili - dice il direttore dell’Ido -. Dall’altro il loro vero problema non solo non verrà affrontato, ma lascerà un vuoto di conoscenze che si ripercuoterà pesantemente sul loro curriculum di studi». Oltre il danno, quindi, la beffa.
Porre rimedio a questa bulimia di diagnosi non è poi così semplice, soprattutto nel contesto sociale in cui i nostri bambini crescono. Spesso da loro ci si aspetta il massimo e, a volte, anche di più. «Se prima - spiega Bianchi di Castelbianco - i bambini avevano due anni di tempo per imparare a scrivere e a leggere, ora ci si aspetta che facciano tutto in tre mesi. I tempi di apprendimento si sono abbreviati e questo li può portare a sentirsi inadeguati di fronte alle pretese degli adulti». Il mancato raggiungimento dell’obiettivo, quindi, finirà inevitabilmente con il creare un disagio emotivo nel bambino. «Sintomo, questo, che può essere confuso come un segnale della dislessia», sottolinea l’esperto. «L’errore - continua - è quello di considerare i bambini più intelligenti di quelli di 20 anni fa solo perché gli stimoli della modernità hanno fatto in modo che i bambini oggi abbiano intuizioni intellettive più alte».
A questo poi va aggiunta la mancanza di strumenti diagnostici oggettivi. La dislessia, infatti, è ancora oggi una patologia su cui si sa molto poco. «Non c’è certezza sulle origini - spiega Castelbianco - e viene diagnosticata con discutibili questionari. È nostro dovere evitare che i bambini paghino le conseguenze di un vuoto».
TRATTO DA : http://www3.lastampa.it/scuola/sezioni/news/articolo/lstp/434639/
martedì 28 febbraio 2012
CONTROSCUOLA
Postiamo con piacere questo video creato da CONTROSCUOLA.
Vale la pena vederlo!
La Tribù dell'Albero
lunedì 27 febbraio 2012
CUCINARE CON IL CUORE...
Quando si dice “Cucinare con il
cuore”!
A noi mamme della Tribù dell’Albero,
piace nutrire non solo il corpo ma anche l’anima. Cucinare in modo consapevole,
responsabile, con AMORE, aiuta i nostri bambini a crescere sani e a nutrirsi
non solo di cibo.
Con affetto
Tribù Mums
venerdì 24 febbraio 2012
Momo - Film.wmv
LIBRO BELLISSIMO PER BAMBINI MA SOPRATTUTTO PER GLI ADULTI CHE HANNO DIMENTICATO IL VERO SIGNIFICATO DEL TEMPO!
CON AFFETTO
LA TRIBU'
CON AFFETTO
LA TRIBU'
domenica 12 febbraio 2012
BIBLIOBURRO! La biblioteca su 4 zampe!
Video molto interessante. 5 minuti per ricordarci la grande
fortuna che abbiamo in questa parte del mondo….
venerdì 3 febbraio 2012
DOPO LA NEVICATA....
Dopo la nevicata torna sempre il sereno… Oggi, un sole
timido, sta facendo capolino dalla coltre di nubi che ancora ingrigiscono il
cielo…
Il paesaggio che si apre intorno è degno delle fiabe
più romantiche e fantasiose!!....
La Tribù!
lunedì 30 gennaio 2012
SNOW... TO BE CONTINUED...
Neve…neve…
ancora neve!
Si è
fatta attendere ma è meravigliosa come sempre!
Quanta delicatezza nel suo scendere, quanta dolcezza
nel suo riposarsi.... quante forme nei suoi fiocchi... geometria sacra, fiocchi che parlano di Amore, di Speranza, di Gioia, di Pace, di Serenità....![]() |
| immagine tratta da Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Neve |
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