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lunedì 27 febbraio 2012

CUCINARE CON IL CUORE...










Quando si dice “Cucinare con il cuore”!
A noi mamme della Tribù dell’Albero, piace nutrire non solo il corpo ma anche l’anima. Cucinare in modo consapevole, responsabile, con AMORE, aiuta i nostri bambini a crescere sani e a nutrirsi non solo di cibo.

Con affetto
Tribù Mums

venerdì 24 febbraio 2012

Momo - Film.wmv

LIBRO BELLISSIMO PER BAMBINI MA SOPRATTUTTO PER GLI ADULTI CHE HANNO DIMENTICATO IL VERO SIGNIFICATO DEL TEMPO!

CON AFFETTO
LA TRIBU'



domenica 12 febbraio 2012

martedì 24 gennaio 2012

SUNFLOWER




Si parte, si torna, ci si rincontra, pause di riflessione, momenti di solitudine, momenti di condivisione…. La vita è tutta un momento speciale sia in positivo sia quando ci sembra che ci stia assestando un tiro mancino…

Una sera torni a casa, stanca, con il cerchio alla testa di chi non si sente a suo agio fuori dal suo habitat consueto e trovi tua figlia che con la sua allegria ti chiede: “Mum cosa vuoi che ti faccia con la pasta da modellare?” e tu rispondi semplicemente “Un fiore” come se sentissi che quel fiore potrebbe risollevarti la giornata…

Proprio così, e non ti viene fatto un fiore a caso, una margherita, un fiore senza nome.. no… affatto, ti arriva un bel GIRASOLE SORRIDENTE con gli occhioni spalancati e la bocca che non lascia dubbi interpretativi… e ti accorgi come la VITA MERAVIGLIOSA voglia portarti costantemente il suo messaggio!

Già.. perché rientrando da due giorni di corso di Floriterapia  ogni fiore ha il suo significato energetico!

Questo mi da l’opportunità per dirvi che SUNFLOWER è un’essenza del repertorio Californiano.
Vi riporto un estratto da un articolo pubblicato da Richard Katz, padre della floriterapia Californiana in collaborazione con sua moglie Patricia Kaminski.
Sunflower Helianthus annuus famiglia delle asteracee
…Quello che ci appare come una singola grande infiorescenza è in realtà un vero campo di fiori. Un fiore “composito”, che consiste di una massa centrale di disco flosculo circondato da altri fioretti a raggio che sembrano petali. All’interno di questa intricata molteplicità emerge una singolare legge di totale e geometrica simmetria. In questo schema il ritmo del tempo viene catturato nello spazio. Il suo centro , verde e compatto in origine, cresce verso l’esterno in doppie spirali di fibonacci, intrecciandosi mentre si espandono nella luce. Diventando prima gemme gialle, e poi cerchi di dischi flosculi con punti di luce, mentre gli anelli esterni di stami arcuati inviano la loro essenza luminosa nel mondo. A cingere il tutto troviamo la raggiera di petali lineari che lo incorona con il suo color giallo sole. Essi circondano il disco centrale quindi si incurvano verso l’esterno in tre file distinte, creando una magnifica circonferenza.
Questo capo fiorito di girasole si regge sopra ad un robusto stelo fibroso, in modo eretto ed imponente; le piante nel nostro giardino crescono fino a 12 pedi di altezza.
Seppure con la sua maestosa grandezza, nemmeno il girasole è esente dalla legge di gravità. Allorché il disco flosculo si matura, il capo del girasole si colma di centinaia di semi, e il peso del vertice inizia ad essere troppo pesante per essere sorretto dal gambo. Come in un gesto di resa, il girasole si piega con il suo peso verso il seno della terra, portando con sé il suo prodigioso dono fatto di sementi per il futuro (e per i nostri amici volatili!)
Contemplare la segnatura del girasole ci aiuta a capire come essa parla all’anima umana in forma di essenza floreale.
L’essenza di girasole è un catalizzatore per lo sviluppo della propria identità personale in relazione al più ampio sé spirituale. E’ utile per coloro in cui senso di sè è debolmente sviluppato e non sono in grado di risplendere. Allo stesso modo, il girasole bilancia l’ego insicuro che cerca di essere troppo imponente o “arrampicatore”.
Il girasole è l’immagine dell’individuo sano, integrato, che possiede un allineamento verticale dell’anima, radiante in sé stesso e sicuro di sé. Inoltre, l’archetipo del girasole realizzato sà che esiste una luce più brillante, una collettività superiore a cui ci si “piega” nel servizio e nel sacrificio.
Questo è un insegnamento di tutte le maggiori tradizioni spirituali : La propria forza personale diventa solamente presunzione finché non si allinea con il suo sé spirituale più elevato. La persona “IO” deve incontrare il più alto “IO SONO”.
Mentre preparavo l’essenza d girasole mi sono ricordato di un espressione che parla di questo insegnamento nelle parole di Paolo : “ Non io, ma il cristo in mè”.
Richard Katz - http://www.fesflowers.com

mercoledì 9 novembre 2011

SUI FIGLI - GIBRAN IL PROFETA


E una donna che aveva al petto un bambino disse: Parlaci dei Figli.
Ed egli disse:
I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie che la Brama della vita ha di sé.
Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,
e benché stiano con voi non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,
perché essi hanno i propri pensieri.
Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,
perché le loro anime abitano nella casa del domani,
che voi non potete visitare,
neppure in sogno.
Potete sforzarvi d'esser simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.
Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito,
e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.
Fatevi tendere con gioia dalla mano dell'Arciere;
perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l'arco che sta saldo.


K. GIBRAN - Il Profeta

domenica 6 novembre 2011

TORTA TORTELLA



Torta tortella 

se tu diventi bella

 ti do la caramella, 

se tu diventi brutta 

ti do la pastasciutta!! 

Bella o brutta??



Per noi della Tribù, ogni occasione è quella giusta per festeggiare, condividere, aggregarsi, sorridere, commuoversi, ricevere e dare.
Ogni momento è quello giusto per creare con AMORE cibo di qualità, non perfetto nell'estetica, 
ma farcito di passione e condivisione.
Non passa festa che non si crei una torta personalizzata, colorata, tutto all'insegna del genuino e artigianale!
Quale migliore regalo di una fetta di torta ripiena di crema? 
Oppure una crostata con sopra una farfalla?
E cosa farsene di quella fetta di pan di spagna avanzata? 
Idea!!!! La sbriciolo e la utilizzo come decorazione!
Per non dimenticare le nostre origini, e per ricordarci che siamo tutti interdipendenti gli uni dagli altri, anche nella gioia della condivisione!

SIAMO UNA SQUADRA FORTISSIMI 
FATTA DI GENTE FANTASTICI!!

La Tribù



lunedì 17 ottobre 2011

WILLOW




Se il tuo animo si è fatto amaro,
rancore e autocommiserazione
rendono un tuo sorriso raro,
Willow è il Fiore che ti può servire
se una vittima non ti vuoi più sentire.

IL PARADISO DEL SIGNOR CESARE

Il signor Cesare, detto Cesarone dagli amici, per via della sua grossa mole, era stato messo a dura prova dalla vita, come amava dire lui stesso.

Quando metteva su un piatto della bilancia quello che il destino gli aveva dato e su un altro quello che gli aveva tolto, quest’ultimo gli sembrava sempre molto più pesante.

― Io sono sempre stato una persona onesta, un grande lavoratore, un buon marito e guarda che ci ho guadagnato? Un pugno di mosche!― diceva spesso ai condomini della palazzina dove faceva il portiere.

― E come se non bastasse, dopo una vita tanto amara mi ritrovo pure vedevo e senza nessuno che si prenda cura di me! ― rispondeva, quando qualcuno provava ad addolcire le sue parole. Consolare Cesare era un compito difficile che lasciava l’interlocutore con una gran voglia di piantare lì, dove era, la conversazione e lui sempre più risentito e assorto nei suoi pensieri.

― Parla facile questo qui ― pensava, vedendo il consolatore andare via.

― Ha avuto tutto dalla vita: i soldi di famiglia, un lavoro facile e ben remunerato, una moglie che sembra una top model … eh … ma la resa dei conti arriva per tutti. Poi verrò io a chiederti di essere ottimista, caro il mio avvocato. ―

Tutto il santo giorno il signor Cesare si rigirava nello stomaco questi pensieri, aggiungendo sempre nuove prove a carico del suo rancore per il mondo e per la vita che lo umiliava, trattandolo così male che lui stesso non riusciva a capire cosa avesse mai fatto per meritarsi un simile destino.

― Se mio padre mi avesse lasciato almeno qualche lira, la mia vita sarebbe stata diversa. ― pensava il portiere spazzando l’androne.

― Se mia moglie si fosse curata un po’ di più, sicuramente, non si sarebbe ammalata lasciandomi solo, che diavolo! ―

― Se mio fratello si fosse degnato di darmi una mano, invece di pensare solo a se stesso, forse adesso avrei potuto stare tutto il giorno al lago a pescare, invece di dovermi spaccare la schiena in questo condominio di cretini! ―

Dio non ne poteva più di ascoltare le lamentele e le rimostranze del signor Cesare.

― Quel che troppo è troppo, anche per me! ― tuonò dall’alto ― non ne posso più di sentire i continui borbottii di quel vulcano spento. Lo manderò nell’Eden terrestre, almeno lì non avrà nulla di cui lamentarsi e lascerà in pace le mie povere orecchie! ―

Il paradiso terrestre era un luogo dove cresceva ogni ben di Dio e, cosa meravigliosa, i suoi abitanti avevano il privilegio di veder realizzati, istantaneamente, i pensieri e desideri del loro cuore.

Bastava pensare con, gioia, ad una casa bellissima e questa gli si materializzava davanti, una donna mozzafiato e subito ne appariva una, un panorama spettacolare e si veniva trasportati davanti ad un tramonto sul mare … Non c’era limite ai desideri esauditi e alla felicità di quel posto dove il signor Cesare stava per essere portato.

Come il nostro portiere arrivò all’Eden la prima cosa che pensò, guardandosi intorno fu: ― ma cosa diavolo si sorridono questi qui? Che avranno mai da ridersi? Gli farei provare solo un giorno della mia misera esistenza, in quel buco di casa e con quello schifo di lavoro che mi è toccato in sorte e poi vorrei vedere se hanno ancora voglia di essere contenti. ―

Senza saperlo, Cesare aveva appena fatto la sua prima ordinazione all’Eden: misera esistenza, buco di casa e schifo di lavoro!

All’istante tutte le sue richieste si materializzarono, ricreando in paradiso le tristi condizioni di cui si era lamentato da una vita e da cui Dio, nel suo grande amore, gli aveva concesso di evadere.

― Eccolo qui il paradiso! Lo dicevo io! Ti pare che una volta tanto Dio mi mandava qualcosa di buono! ―

Il signor Cesare sembrava quasi contento di vedere confermate le sue teorie di vittima sofferente.

I giorni che seguirono furono una tortura per il povero portiere.

Più andava in giro per questo luogo meraviglioso e più cresceva il suo risentimento per non poter partecipare a tanto ben di Dio, più puntualmente gli venivano recapitate le ordinazioni che faceva tra un borbottio e l’altro.

Gli altri erano belli e di splendido aspetto fisico.

Lui ottenne una crescita a dismisura del suo naso e della sua bruttezza.

Gli altri avevano cibo e leccornie di ogni tipo.

Lui, lamentandosi del contrario, riuscì solo ad ottenere alimenti scadenti e di infima qualità.

Tutti gli abitanti di quel posto benedetto erano felici e consapevoli che i loro pensieri e i loro sentimenti creavano le ordinazioni che venivano realizzate, tutti tranne Cesare!

Dopo una settimana di permanenza, il portiere passava le giornate col broncio, invidiando tutti quelli che gli passavano davanti e continuando a ripetere:

― Cosa ho fatto per meritarmi questo? ―

Dio, dall’alto dei cieli, osservava sempre più preoccupato la situazione, senza poter intervenire, perché tutte le preghiere con cui Cesare lo invocava iniziavano, proseguivano e finivano così:

― Dio, perché non fai qualcosa? Ti sei dimenticato di me! Non alzi neanche un dito per venirmi in aiuto! ―

L’onnipotente non poteva fare nulla contro le sue stesse leggi.

L’ordinazione di Cesare era ‘Dio non alzi neanche un dito per venirmi in aiuto!’ e questo lo metteva nella posizione di non poter agire.

Per fortuna l’avversa sorte, di cui il signor Cesare si andava tanto lamentando, gli venne incontro sulle rive di un fiume, dove se ne stava solo ed escluso dalla felicità di quel mondo.

Il salice dove Cesarone si era pigramente appoggiato, era un messaggero di Dio e fece cadere qualche goccia della sua essenza nella bocca aperta dell’uomo che si era appena addormentato.

― Cesare, Cesare … ― gli disse il Fiore del salice, chiamandolo nel sonno.

― E’ giunto il momento che tu smetta di sentirti la povera vittima della vita.

Dio ti ha dato e ti ha tolto, nella giusta misura, quella che lui e la tua anima hanno insieme concordato. Non hai nulla di cui lamentarti! Sei stato invitato a vivere nella felicità dell’Eden … ―

― Ma quale felicità? ― si affrettò a dire l’uomo.

― Qui sono tutti contenti e soddisfatti tranne me. Qui i miei desideri non contano e non vengono realizzati. ―

― Vedi? ― con un sorriso il Fiore cercava di illuminare Cesare.

― Continui a compiangerti e questo non ti porta a nulla. Qui, come sulla Terra, tu sei l’artefice del tuo destino.

Dio ti ha fatto a sua immagine e somiglianza perché tu potessi creare la vita che il tuo cuore desidera. Ancora non l’hai capito? Sei tu a creare quello che vedi.

Tutto quello che c’è nella tua vita è lo specchio dei tuoi pensieri e delle tue emozioni. Dio non fa altro che darti quello che tu vai chiedendo con tanta insistenza. ―

Cesare, per la prima volta in vita sua, vedeva le cose da questo punto di vista.

― Lascia che la fiducia entri nel tuo cuore e il mondo tornerà ad esserti amico! ―

Al suo risveglio l’uomo decise di seguire le parole del Fiore e, cercando di tenere gratitudine nel cuore e nei pensieri, fece le sue ordinazioni.

Quelli che seguirono furono i primi giorni di vera gioia che il portiere in vacanza ebbe modo di vivere. Non si fece mancare nulla, soprattutto il sorriso sulle labbra che, per una vita, erano state piegate all’ingiù.

Un giorno, mentre stava scherzando con un abitante dell’Eden, si rese conto che le loro risate felici echeggiavano nella vallata, unendosi a quelle degli altri abitanti del paradiso e finalmente capì quale fosse stato il compito affidatogli nella Terra e che lui, neanche lontanamente, aveva voluto eseguire.

Il signor Cesare chiamò Dio in cuor suo, lo ringraziò con profonda gratitudine per quei giorni meravigliosi e pieni passati all’Eden, ma chiese di tornare sulla Terra per adempiere quello che la sua anima bramava.

Dio lo fece tornare nella sua casa di portierato in una palazzina affollata.

Cesare continuò per molti anni ancora a svolgere il suo lavoro. La mattina accoglieva tutti con un pensiero allegro, tanto che i condomini finirono con l’adorare quell’uomo che ogni giorno li faceva andare a lavoro col sorriso sulle labbra.

Ogni sabato e domenica, il portiere prendeva il suo naso rosso di plastica, le scarpe di qualche misura in più e rotte sulle punta, la giacca rattoppata sui gomiti e la sua trombetta viola.

Andava nell’ospedale pediatrico dove faceva il volontario, cercando di portare il suo sorriso ai bambini che erano ricoverati in quelle corsie.



Il Fiore che ha profumato questa storia è: Willow (Salice giallo)
Per coloro che hanno sofferto a causa delle avversità o della cattiva sorte e non riescono a farsene una ragione; si lamentano o sono risentiti poiché giudicano il valore della vita in base al successo.
Pensano di non aver meritato pene così grandi, che quanto è loro accaduto è ingiusto e se ne amareggiano.
Spesso si disinteressano a ciò che prima amavano fare.
Edward Bach




Claudia Brunetti, laureata in antropologia culturale, è da sempre appassionata lettrice e scrittrice di favole.
Operatrice shiatsu diplomata, da anni studia i Fiori di Bach seguendo corsi di formazione ed aggiornamento. Ha completato il II livello del Programma Internazionale di Formazione promosso dalla dr. Edward Bach Foundation Inghilterra.
Ama pensare a se stessa come la Racconta Fiori al servizio di tutti coloro che vogliono essere accompagnati nel viaggio verso la conoscenza di sé attraverso i rimedi Floreali.



E’ possibile leggere i post della Racconta Fiori sul suo sito oppure acquistare copia del libro Dove i fiori parlano

giovedì 21 aprile 2011

BUONA PASQUA


L'uovo arcobaleno
Eleonora Bellini
La mattina di Pasqua nel mio prato
un uovo arcobaleno ho trovato,
era un uovo profumato e strano
non più grande di una mano.

Quando l'ho aperto,
con stupore
ho trovato sorprese d'ogni colore:

giallo il sorriso d'un cinesino,
rosso il canto di un algerino,


azzurro il sorriso di uno svedese,
verde la capriola di un portoghese,
violetta la danza di mille bambine,
indaco i suoni di mille ocarine.

un sole caldo paffuto e rotondo
uguale per tutti i bimbi del mondo.
un sole caldo di benvenuto,

E arancione rotondo e paffuto

domenica 20 marzo 2011

PEONIE...

...delicate come fiori le parole si fondono all'aria e diventano poesia....