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martedì 6 dicembre 2011

LA VIA DELLA MEDICINA





LASCIA CHE LA LUCE MI AVVOLGA
CHE IL MIO OCCHIO INTERIORE POSSA VEDERE CON CHIAREZZA
IL SENTIERO CHE SI SNODA DAVANTI A ME.

LASCIA CHE LA MIA MENTE SI APRA
PER POTER RICONOSCERE
I SEGNALI LUNGO LA VIA.

ACCORDAMI LA SAGGEZZA
CHE DERIVA DAL SAPER DISTINGUERE
IL VERO DAL FALSO, 
E GUIDA I MIEI PASSI
PERCHE', SE DOVESSI VACILLARE O CADERE, 
INCIAMPANDO IN VECCHIE IDEOLOGIE
CHE MI ACCECANO ANCORA, 
POSSA CONTINUARE AD AVANZARE CON IL CORAGGIO
E CON LA DETERMINAZIONE
CHE LA PERSEVERANZA APPORTA.

LASCIA CHE SIA ABBRACCIATO
DALL'AMORE CHE FA MUOVERE
L'INTERO CREATO, L'ESSENZA CHE UNIFICA
TUTTE LE COSE, 
DIPENDENTI EPPURE INDIPENDENTI, 
UNITE EPPURE INDIVIDUALIZZATE, 
NELLA QUALE TUTTI SONO MIEI FRATELLI.

FAMMI CONOSCERE LA VIA
CHE E' LA VIA DELLA BELLEZZA, 
LA BELLISSIMA VIA
DOVE TUTTI COLORO CHE VOGLIONO
POSSONO CAMMINARE, 
E DOVE LA FINE DEL SENTIERO
E' SOLTANTO UN NUOVO INIZIO
DEL MIO ESSERE INFINITO.

ED OGNI NUOVO INIZIO
E' UN ALTRO MOMENTO PRESENTE
ALL'ETERNITA'

Tratto da:  "La Ruota di Medicina - La via amerindiana della conoscenza di Sé"  di K. Meadows






giovedì 3 novembre 2011

LA VITA, ANDARE OLTRE I 5 SENSI





Il vecchio saggio e i suoi discepoli erano seduti sotto un pruno; 
uno di quei giovanotti ruppe d'un tratto il silenzio per rivolgergli questa domanda:
"Nel corso della giornata ci accorgiamo che il vento agita le foglie degli alberi, fa dondolare i fiori, curva l'erba; il vento soffia, eppure non lo vediamo mai.
Possiamo osservare il fuoco, l'acqua, la terra, ma mai l'aria; perché?"
Ed il saggio gli rispose:
"L'aria è l'elemento che ti insegna che puoi sentire senza vedere. Impari così che esistono altre cose oltre a quelle che vedi, cose che si sentono, ma che non si vedono. Le foglie degli alberi sentono l'aria, tu stesso la senti fra i capelli e sul volto. Così è per la vita: non hai bisogno di vederla, di gustarla, di toccarla per crederci. Basta sentirla. Ecco la vita: sentire oltre i cinque sensi!"

lunedì 31 ottobre 2011

USA CIO CHE SEI


-   


..... Perché sono qui? Disse l'imperatore. Perché sono venuto su questa terra? Di quale utilità è tutto questo? Vengo, muoio, ritorno, rimuoio...non ha senso! Guarda tutta questa devastazione!
-    Non cercare di sapere perché sei qui; non ha nessunissima importanza, disse il saggio.
-    Devo sapere perché sono al mondo, altrimenti non potrò costruire nulla.
-    Non essere stupido! Non hai bisogno di sapere da dove vieni. Molti usano questo tipo di gioco mentale per evitare di guardarsi dentro, per non servirsi degli strumenti che hanno a disposizione. Fuggono la realtà presente dicendo: ”se potessi sapere da dove vengo, allora potrei...”; ma questo non ha senso. Sono idee che non valgono più di quanto valga oggi Lo-Yang; è una fuga!
L'imperatore si sentì offeso, e chiese:
-    Tu lo sai da dove vengo e perché sono qui?
-    Si, disse il vecchio, ma se ti do una comprensione intellettuale della tua situazione, questo non ti aiuterà a ricostruire Lo-Yang.
L'imperatore rispose:
-    E allora cosa dovrei sapere?
-    Hai bisogno di sapere che la situazione in cui ti trovi è quella che devi vivere; non puoi restare qui all'infinito a contemplarti l'ombelico ripetendo “perché mi è capitato questo, perché sono venuto al mondo, da dove vengo, perché la mia famiglia è scomparsa, perché sono imperatore della Cina”. Queste domande non hanno alcun senso. Sei qui, e questo è tutto. Adesso che ne farai, di tutto questo? Starai qui a piagnucolare e a tirare su col naso? Non ti porterà a niente di buono. Sei qui perché sei qui, e devi usare questa situazione nel modo migliore, smetti di andare in cerca di scuse.
L'imperatore si sentiva ferito e mortificato.
Il vecchio percepì la sua paura, la sua collera, la sua frustrazione, e gli disse:
-    La maggior parte delle persone sono come bambini piccoli, e non si chiedono né da dove vengono, né dove vanno; si preoccupano solo di camminare, mangiare, fare esperienze. Certi individui giungono alle soglie del pensiero, e cominciano a farsi delle domande: alcuni trovano la religione, altri dei maestri che danno loro delle risposte, ed infine ci sono quelli come te, che vogliono saperne di più e conoscere tutti i particolari. Potrei darti mille spiegazioni, potrei abbagliarti talmente che non sopporteresti più la tua stessa luce ma quale giovamento ne avresti? E chete ne faresti? Forse che dai da mangiare a tuo figlio una tonnellata di riso in una sola volta?


TRATTO DA : USA CIO CHE SEI DI Fun Chang

mercoledì 26 ottobre 2011

DONNE CHE CORRONO CON I LUPI




Frasi meravigliose  tratte dal libro di 

Clarissa Pinkola Estès


“I territori spirituali della Donna Selvaggia, nel corso della storia, sono stati spogliati e bruciati, i cicli naturali costretti a diventare innaturali per compiacere gli altri.”


“Alle sedie e ai tavoli preferivo la terra, gli alberi e le caverne, perché là sentivo di potermi appoggiare alla guancia di Dio”


“Ho avuto la fortuna di crescere nella Natura. Dai fulmini seppi della subitaneità della morte e dell’evanescenza della vita. Le figliate dei topolini mostravano che la morte era raddolcita da una nuova vita. Una lupa uccise un suo cucciolo ferito a morte; insegnò la compassione dura, e la necessità di permettere alla morte di andare al morente. I bruchi pelosi che cadevano da gl’alberi e faticosamente risalivano m’insegnarono la determinazione. Dal loro solletico, quando mi passeggiavano sul braccio, imparai come la pelle può risvegliarsi e sentirsi viva.”


“La lingua della narrazione e della poesia è formidabile sorella del linguaggio dei sogni.”

“la loba canta così profondamente che il fondo del deserto si scuote, e mentre lei canta il lupo apre gl’occhi”

“Tutte le creature della terra tornano a casa. Abbiamo creato rifugi naturali per ibis, pellicani, aironi, lupi, gru, cervi, topi, alci e orsi, e stranamente non per noi stessi nei luoghi in cui viviamo giorno dopo giorno.”

“Tutte entriamo nel mondo per danzare “

domenica 23 ottobre 2011

Donne che corrono coi lupi - La collera e il perdono



DEDICATO A TUTTE LE DONNE CHE CORRONO CON I LUPI, 

ALLE DONNE CHE NON SANNO CHE STANNO CORRENDO CON I LUPI

ALLE AMICHE CHE PRESTO COMINCERANNO A CORRERE

ALLE DONNE CHE PRIMA DI NOI HANNO CORSO CON I LUPI ED HANNO VISSUTO CON LORO....


Parole di saggezza semplici, ma dirette per chi è pronto per ascoltarle




Estratti dal libro Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés
Musica: La Serenissima di Loreena McKennitt

giovedì 20 ottobre 2011

Il mio cuore brucia come il fuoco. Da 101 Storie Zen



Soyen Shaku, il primo insegnante di Zen ad andare in America, disse: «Il mio cuore brucia come il fuoco ma i miei occhi sono freddi come ceneri morte». Egli stabilì le seguenti norme, che mise in pratica ogni giorno della sua vita:

La mattina, prima di vestirti, brucia dell'incenso e medita.

Coricati sempre alla stessa ora. Nutriti a intervalli regolari. Mangia con moderazione e mai a sazietà.

Ricevi un ospite con lo stesso atteggiamento che hai quando sei solo. Da solo, conserva lo stesso atteggiamento che hai nel ricevere ospiti.

Bada a quello che dici, e qualunque cosa tu dica, mettila in pratica.

Quando si presenta un'occasione non lasciartela scappare, ma prima di agire pensaci due volte.

Non rimpiangere il passato. Guarda al futuro.

Abbi l'atteggiamento intrepido di un eroe e il cuore tenero di un bambino.

Non appena vai a letto, dormi come se quello fosse il tuo ultimo sonno. Non appena ti svegli, lascia subito il letto dietro di te come se avessi gettato via un paio di scarpe vecchie.

lunedì 17 ottobre 2011

WILLOW




Se il tuo animo si è fatto amaro,
rancore e autocommiserazione
rendono un tuo sorriso raro,
Willow è il Fiore che ti può servire
se una vittima non ti vuoi più sentire.

IL PARADISO DEL SIGNOR CESARE

Il signor Cesare, detto Cesarone dagli amici, per via della sua grossa mole, era stato messo a dura prova dalla vita, come amava dire lui stesso.

Quando metteva su un piatto della bilancia quello che il destino gli aveva dato e su un altro quello che gli aveva tolto, quest’ultimo gli sembrava sempre molto più pesante.

― Io sono sempre stato una persona onesta, un grande lavoratore, un buon marito e guarda che ci ho guadagnato? Un pugno di mosche!― diceva spesso ai condomini della palazzina dove faceva il portiere.

― E come se non bastasse, dopo una vita tanto amara mi ritrovo pure vedevo e senza nessuno che si prenda cura di me! ― rispondeva, quando qualcuno provava ad addolcire le sue parole. Consolare Cesare era un compito difficile che lasciava l’interlocutore con una gran voglia di piantare lì, dove era, la conversazione e lui sempre più risentito e assorto nei suoi pensieri.

― Parla facile questo qui ― pensava, vedendo il consolatore andare via.

― Ha avuto tutto dalla vita: i soldi di famiglia, un lavoro facile e ben remunerato, una moglie che sembra una top model … eh … ma la resa dei conti arriva per tutti. Poi verrò io a chiederti di essere ottimista, caro il mio avvocato. ―

Tutto il santo giorno il signor Cesare si rigirava nello stomaco questi pensieri, aggiungendo sempre nuove prove a carico del suo rancore per il mondo e per la vita che lo umiliava, trattandolo così male che lui stesso non riusciva a capire cosa avesse mai fatto per meritarsi un simile destino.

― Se mio padre mi avesse lasciato almeno qualche lira, la mia vita sarebbe stata diversa. ― pensava il portiere spazzando l’androne.

― Se mia moglie si fosse curata un po’ di più, sicuramente, non si sarebbe ammalata lasciandomi solo, che diavolo! ―

― Se mio fratello si fosse degnato di darmi una mano, invece di pensare solo a se stesso, forse adesso avrei potuto stare tutto il giorno al lago a pescare, invece di dovermi spaccare la schiena in questo condominio di cretini! ―

Dio non ne poteva più di ascoltare le lamentele e le rimostranze del signor Cesare.

― Quel che troppo è troppo, anche per me! ― tuonò dall’alto ― non ne posso più di sentire i continui borbottii di quel vulcano spento. Lo manderò nell’Eden terrestre, almeno lì non avrà nulla di cui lamentarsi e lascerà in pace le mie povere orecchie! ―

Il paradiso terrestre era un luogo dove cresceva ogni ben di Dio e, cosa meravigliosa, i suoi abitanti avevano il privilegio di veder realizzati, istantaneamente, i pensieri e desideri del loro cuore.

Bastava pensare con, gioia, ad una casa bellissima e questa gli si materializzava davanti, una donna mozzafiato e subito ne appariva una, un panorama spettacolare e si veniva trasportati davanti ad un tramonto sul mare … Non c’era limite ai desideri esauditi e alla felicità di quel posto dove il signor Cesare stava per essere portato.

Come il nostro portiere arrivò all’Eden la prima cosa che pensò, guardandosi intorno fu: ― ma cosa diavolo si sorridono questi qui? Che avranno mai da ridersi? Gli farei provare solo un giorno della mia misera esistenza, in quel buco di casa e con quello schifo di lavoro che mi è toccato in sorte e poi vorrei vedere se hanno ancora voglia di essere contenti. ―

Senza saperlo, Cesare aveva appena fatto la sua prima ordinazione all’Eden: misera esistenza, buco di casa e schifo di lavoro!

All’istante tutte le sue richieste si materializzarono, ricreando in paradiso le tristi condizioni di cui si era lamentato da una vita e da cui Dio, nel suo grande amore, gli aveva concesso di evadere.

― Eccolo qui il paradiso! Lo dicevo io! Ti pare che una volta tanto Dio mi mandava qualcosa di buono! ―

Il signor Cesare sembrava quasi contento di vedere confermate le sue teorie di vittima sofferente.

I giorni che seguirono furono una tortura per il povero portiere.

Più andava in giro per questo luogo meraviglioso e più cresceva il suo risentimento per non poter partecipare a tanto ben di Dio, più puntualmente gli venivano recapitate le ordinazioni che faceva tra un borbottio e l’altro.

Gli altri erano belli e di splendido aspetto fisico.

Lui ottenne una crescita a dismisura del suo naso e della sua bruttezza.

Gli altri avevano cibo e leccornie di ogni tipo.

Lui, lamentandosi del contrario, riuscì solo ad ottenere alimenti scadenti e di infima qualità.

Tutti gli abitanti di quel posto benedetto erano felici e consapevoli che i loro pensieri e i loro sentimenti creavano le ordinazioni che venivano realizzate, tutti tranne Cesare!

Dopo una settimana di permanenza, il portiere passava le giornate col broncio, invidiando tutti quelli che gli passavano davanti e continuando a ripetere:

― Cosa ho fatto per meritarmi questo? ―

Dio, dall’alto dei cieli, osservava sempre più preoccupato la situazione, senza poter intervenire, perché tutte le preghiere con cui Cesare lo invocava iniziavano, proseguivano e finivano così:

― Dio, perché non fai qualcosa? Ti sei dimenticato di me! Non alzi neanche un dito per venirmi in aiuto! ―

L’onnipotente non poteva fare nulla contro le sue stesse leggi.

L’ordinazione di Cesare era ‘Dio non alzi neanche un dito per venirmi in aiuto!’ e questo lo metteva nella posizione di non poter agire.

Per fortuna l’avversa sorte, di cui il signor Cesare si andava tanto lamentando, gli venne incontro sulle rive di un fiume, dove se ne stava solo ed escluso dalla felicità di quel mondo.

Il salice dove Cesarone si era pigramente appoggiato, era un messaggero di Dio e fece cadere qualche goccia della sua essenza nella bocca aperta dell’uomo che si era appena addormentato.

― Cesare, Cesare … ― gli disse il Fiore del salice, chiamandolo nel sonno.

― E’ giunto il momento che tu smetta di sentirti la povera vittima della vita.

Dio ti ha dato e ti ha tolto, nella giusta misura, quella che lui e la tua anima hanno insieme concordato. Non hai nulla di cui lamentarti! Sei stato invitato a vivere nella felicità dell’Eden … ―

― Ma quale felicità? ― si affrettò a dire l’uomo.

― Qui sono tutti contenti e soddisfatti tranne me. Qui i miei desideri non contano e non vengono realizzati. ―

― Vedi? ― con un sorriso il Fiore cercava di illuminare Cesare.

― Continui a compiangerti e questo non ti porta a nulla. Qui, come sulla Terra, tu sei l’artefice del tuo destino.

Dio ti ha fatto a sua immagine e somiglianza perché tu potessi creare la vita che il tuo cuore desidera. Ancora non l’hai capito? Sei tu a creare quello che vedi.

Tutto quello che c’è nella tua vita è lo specchio dei tuoi pensieri e delle tue emozioni. Dio non fa altro che darti quello che tu vai chiedendo con tanta insistenza. ―

Cesare, per la prima volta in vita sua, vedeva le cose da questo punto di vista.

― Lascia che la fiducia entri nel tuo cuore e il mondo tornerà ad esserti amico! ―

Al suo risveglio l’uomo decise di seguire le parole del Fiore e, cercando di tenere gratitudine nel cuore e nei pensieri, fece le sue ordinazioni.

Quelli che seguirono furono i primi giorni di vera gioia che il portiere in vacanza ebbe modo di vivere. Non si fece mancare nulla, soprattutto il sorriso sulle labbra che, per una vita, erano state piegate all’ingiù.

Un giorno, mentre stava scherzando con un abitante dell’Eden, si rese conto che le loro risate felici echeggiavano nella vallata, unendosi a quelle degli altri abitanti del paradiso e finalmente capì quale fosse stato il compito affidatogli nella Terra e che lui, neanche lontanamente, aveva voluto eseguire.

Il signor Cesare chiamò Dio in cuor suo, lo ringraziò con profonda gratitudine per quei giorni meravigliosi e pieni passati all’Eden, ma chiese di tornare sulla Terra per adempiere quello che la sua anima bramava.

Dio lo fece tornare nella sua casa di portierato in una palazzina affollata.

Cesare continuò per molti anni ancora a svolgere il suo lavoro. La mattina accoglieva tutti con un pensiero allegro, tanto che i condomini finirono con l’adorare quell’uomo che ogni giorno li faceva andare a lavoro col sorriso sulle labbra.

Ogni sabato e domenica, il portiere prendeva il suo naso rosso di plastica, le scarpe di qualche misura in più e rotte sulle punta, la giacca rattoppata sui gomiti e la sua trombetta viola.

Andava nell’ospedale pediatrico dove faceva il volontario, cercando di portare il suo sorriso ai bambini che erano ricoverati in quelle corsie.



Il Fiore che ha profumato questa storia è: Willow (Salice giallo)
Per coloro che hanno sofferto a causa delle avversità o della cattiva sorte e non riescono a farsene una ragione; si lamentano o sono risentiti poiché giudicano il valore della vita in base al successo.
Pensano di non aver meritato pene così grandi, che quanto è loro accaduto è ingiusto e se ne amareggiano.
Spesso si disinteressano a ciò che prima amavano fare.
Edward Bach




Claudia Brunetti, laureata in antropologia culturale, è da sempre appassionata lettrice e scrittrice di favole.
Operatrice shiatsu diplomata, da anni studia i Fiori di Bach seguendo corsi di formazione ed aggiornamento. Ha completato il II livello del Programma Internazionale di Formazione promosso dalla dr. Edward Bach Foundation Inghilterra.
Ama pensare a se stessa come la Racconta Fiori al servizio di tutti coloro che vogliono essere accompagnati nel viaggio verso la conoscenza di sé attraverso i rimedi Floreali.



E’ possibile leggere i post della Racconta Fiori sul suo sito oppure acquistare copia del libro Dove i fiori parlano

domenica 16 ottobre 2011

IL CUORE DELL'ALBERO (racconto zen)








IL CUORE DELL'ALBERO (racconto zen)

Seppo disse al suo discepolo Chosei:
"Vieni, prendi l'ascia! Invece di meditare, andiamo a tagliare degli alberi per costruire una capanna."
Chosei accompagnò il suo maestro nel bosco del monastero. Nel momento in cui si disponeva a tagliare un albero, Seppo gli disse:
"Non smettere di tagliare finché non sarai giunto al cuore dell'albero!"
Senza dare neanche un colpo contro il tronco, Chosei gli rispose:
"Ci sono già arrivato."
"Perfetto" rispose Seppo. "Il nostro Buddha ha fatto direttamente la trasmissione da cuore a cuore. Tu che ne dici?"
"Trasmissione ricevuta!" disse Chosei buttando via la sua ascia.
Seppo la raccolse e con il manico diede un colpetto sulla testa del suo discepolo.


Il maestro dice al suo discepolo: "Invece di meditare e di lavorare sul nostro spirito dentro il monastero, facciamo un lavoro manuale! Costruiamo qualcosa di utile. Però, quando taglierai l'albero, non fermarti finché non sarai arrivato al centro!".
Il che significa: "Quando comincerai il tuo lavoro di trasformazione spirituale, non fermarti finché non sarai arrivato al centro di te stesso".
Il discepolo, astutamente, capisce subito il senso delle parole del suo maestro: "Ci sono arrivato". Esprime così di aver già trovato il proprio centro.
Il maestro accetta questa affermazione, ma aggiunge: "Buddha ha trasmesso il suo insegnamento da cuore a cuore. Non c'è nulla di scritto. Hai ricevuto la trasmissione?". "L'ho ricevuta" risponde il discepolo buttando via la sua ascia. Manifesta chiaramente che, per lui, il lavoro è finito. Non è necessario fermarsi ore e ore a meditare, a studiare, a cercare, a seguire gli insegnamenti di tutti i maestri che capitano, a lavorare sulle energie, a praticare il tantra, lo yoga e così via. Quando percepiamo che la trasmissione colpisce direttamente il nostro cuore, abbiamo finito.
Allora il maestro gli dà un colpetto sulla testa e gli dice: “Però adesso sei caduto nel tranello perché credi che esista una trasmissione”. Quando si lavora spiritualmente, nessuno ti trasmette niente. Sei solo tu a dover trovare dentro di te. Niente viene trasmesso. Come dice Gurdjeff: “Nessuno può fare pipì per te”. Tu sei l’unico che possa farlo. Se trovi, trovi. Puoi venire aiutato, ma questa storia della trasmissione della conoscenza è una delle tante storie che si limitano semplicemente al nostro ego.

Alejandro Jodorowsky - Il dito e la luna

domenica 11 settembre 2011

MOMO di M. ENDE


...Esiste un grande eppur quotidiano mistero.
Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci.   
Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto.


QUESTO MISTERO E' IL TEMPO.


Esistono calendari e orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perchè tutti sappiamo che, talvolta, un'unica ora ci può sembrare un'eternità e un'altra invece passa in un attimo....dipende da quel che viviamo in quest'ora.


PERCHE' IL TEMPO E' VITA. 
E LA VITA DIMORA NEL CUORE


Tratto da Momo di M. Ende

domenica 5 giugno 2011

MOMO di M. Ende




.....Vedi, Momo, è così: certe volte si ha davanti una strada lunghissima. Si crede che è troppo lunga, che mai si potrà finire, uno pensa."
Guardò un po' in avanti davanti a sé e poi proseguì: "E allora si comincia a fare in fretta. E ogni volta che alzi gli occhi vedi che la strada non è diventata di meno. E ti sforzi ancora di più e ti viene la paura e alla fine resti senza fiato... e non ce la fai più.... e la strada sta sempre là davanti. Non è così che si deve fare."
Pensò ancora un poso e poi seguitò: "Non si può mai pensare alla strada tutta in una volta, tutta intera capisci? Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. Sempre soltanto al gesto che viene dopo.
Allora c'è soddisfazione; questo è importante perché allora si fa bene il lavoro. Così deve essere.
E di colpo uno si accorge che, passo dopo passo, ha fatto tutta la strada. Non si sa come.... e non si è senza respiro.
Questo è importante."


LINK AL SECONDO POST DI MOMO


Tratto da Momo di Michael Ende